Laghi Primavera, lo spettro allagamenti
Al ministero dell’Ambiente presentate 16 osservazioni contro il progetto della cassa di espansione: farebbe salire la falda
PISTOIA. Sono 17 in tutto le osservazioni presentate al Ministero dell’ambiente sul progetto per la cassa di espansione ai Laghi Primavera e il ripristino del bacino di Gello. Il tempo utile per la presentazione è scaduto lunedì e ora ci saranno 45 giorni di tempo per l’esame delle osservazioni, al termine dei quali il Ministero dovrà dire la sua sul doppio progetto: i rischi per l’ambiente sono tali da richiedere una procedura di Via (valutazione d’impatto ambientale) oppure no?
Sedici delle osservazioni sulle 17 presentate propendono – ed era facile immaginarlo – per la prima delle ipotesi: secondo questi cittadini l’intervento non s’ha proprio da fare. Nessuno parla del bacino di Gello, prima parte dell’intervento: tutta l’attenzione è invece concentrata sulla cassa di espansione che Regione e Comune vorrebbero realizzare ai Laghi Primavera per frenare le piene dell’Ombrone e regalare maggiore sicurezza idraulica al nuovo ospedale San Giorgio.
Dei tanti temi che in questi mesi gli avversari del progetto (citiamo tra gli altri Legambiente di Pistoia, la sede locale della Federazione pesca sportiva e alcuni comitati locali) hanno sollevato, tutte le osservazioni ne hanno messa in evidenza una: il rischio che la realizzazione della cassa di espansione e della briglia sull’Ombrone connessa all’opera di presa provochino un innalzamento della falda acquifera cittadina e rischi concreti di allagamenti degli scantinati per le abitazioni di San Biagio e Pistoia Ovest.
Lo studio Giovanni Carradori, che amministra quattro condomini nell’area (Bosco in città, le Filande di via Macallè, Tiraboschi di viale Adua ed Europa nella stessa via) e che ha firmato due distinte osservazioni, la spiega così: “Con la realizzazione dell’opera di presa che serve a deviare le acque del torrente Ombrone verso le casse di espansione dei Laghi Primavera, si avrà un innalzamento del letto del fiume dagli attuali 77 metri agli 82 metri (sul livello del mare)... a causa dell’interramento, ampiamente sufficiente ad innescare intensi processi di ravvenamento (innalzamento, ndr) della falda con conseguenti e gravi ripercussioni sugli abitati della città di Pistoia come già successo in passato”.
Le due osservazioni citano lo studio “Dissesti statici dei fabbricati nel centro storico di Pistoia (1964-1966)”, agli atti del Convegno nazionale di geotecnica del 1980 e uno studio idrogeologico sulla falda pistoiese di Stefano Pagliara, contenuto negli atti del Regolamento urbanistico del Comune.
Insomma, tutti d’accordo: metter le mani così vistosametne sull’Ombrone (per realizzare la cassa di espansione , delle dimensioni di 605.000 metri cubi, gli argini attuali verrebbero innalzati) non potrà che creare dei grossi problemi. Per cui l’intervento non si deve fare.
L’unica osservazione favorevole alla cassa di espansione è firmata dai Comitati civici dell’Ombrone pistoiese. Che ribadiscono come la cassa anti-alluvioni ai laghi Primavera sia l’unica arma efficace per contenere le piene dell’Ombrone, che sulla piana minacciano circa 7.000 persone residenti nelle frazioni da Caserana a Casini. «In quanto rappresentanti di cittadini da sempre sottoposti al grave rischio delle inondazioni, chiediamo con forza che si ponga doverosa attenzione al problema, il primo passo per la risoluzione del quale è appunto la realizzazione dell’invaso pistoiese».
Ora non resta che aspettare un mese e mezzo per vedere cosa ne pensano di tutta la questione al Ministero per l’ambiente.
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