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«Vicinanza e attenzione dopo tanta indifferenza»
Centro giovani, la soddisfazione di Don Carmignani dopo la visita di monsignor Tardelli, ma anche l’amarezza per l’atteggiamento delle suore e di don Palazzi
PISTOIA. «La vicinanza e l’attenzione» del nuovo vescovo Fausto Tardelli, «la distanza e l’ostracismo delle suore e dell’amministratore diocesano». «Se non avessimo protestato – dice il fondatore del centro giovani di via Nazario Sauro, don Alessandro Carmignani - a quest’ora ci avrebbero già sotterrati. Non ci sarebbe più neanche la pelle». E invece la storia è andata in un altro verso. Merito, sottolinea il parroco di Marliana, delle centinaia di persone che hanno lottato contro la chiusura del “Bow7”.
Adesso, con l’arrivo di monsignor Tardelli, don Alessandro racconta di una speranza ritrovata, ben lontana «dalle sciocche decisioni prese dall’amministratore diocesano appena dieci giorni dopo che monsignor Bianchi se n’era andato». «Per adesso», ha detto il vescovo a don Carmignani mercoledì sera, durante la cena al centro giovani con i senzatetto, «continua su questa strada, stai tranquillo e poi, col tempo, vedremo». Ad annunciare la chiusura del “Bow7”, era stato il vicario Paolo Palazzi, che ha governato nel periodo di interregno tra la partita del vescovo Bianchi e la venuta di monsignor Tardelli.
La decisione ha innescato la protesta di don Alessandro, il parroco 41enne alla guida del centro fin dalla sua nascita, quindici anni fa. Al suo fianco, centinaia di persone. «La cosa peggiore – spiega don Carmignani – è che questa situazione di insicurezza ha creato tanti problemi anche alla nostra attività. Abbiamo pagato lo scotto di decisioni prese in maniera sciocca. Da parte dei ragazzi un po’ più fragili c’è stato un distacco perché, in questi mesi di travaglio, non abbiamo potute essere un punto fermo per loro, è mancata la progettualità».
Dopo la giornata contro la chiusura del 15 settembre, che ha radunato oltre 400 persone al “Bow7”, è arrivata la concessione ad utilizzare gli spazi di proprietà dell’istituto suore Minime del Sacro Cuore, a cui la diocesi aveva smesso di pagare l’affitto da 2mila euro al mese. «Il 16 settembre – ricorda don Alessandro – scrissi una lettera alle suore in cui dicevo che era più importante rispettare quei giovani e quei poveri che ogni giorno, qui, trovano una “casa”, invece di un contratto di locazione. Loro malgrado – sottolinea il parroco – le suore ci hanno concesso di restare». «Quello che chiedevamo fin dall’inizio era di aspettare il nuovo vescovo. Invece l’amministratore diocesano ha voluto prendere una decisione che non era di sua competenza, scatenando tutto questo. È difficile comprendere cosa muova chi prende decisioni simili».
Un’idea don Carmignani ce l’ha. Anzi più di una, «ma – dice – non ho certezze, quindi preferisco tenermele per me». «Adesso abbiamo il nostro vescovo e lui ha la libertà e il potere di prendere qualsiasi decisione. Lui ce l’ha. L’amministratore diocesano non aveva alcun titolo per farlo». «Certo – continua don Alessandro – nell’immediato il vescovo non può risolvere la situazione, ma ha già dimostrato di apprezzare la nostra attività». Nel caso di un trasferimento del centro giovani, per il parroco l’ipotesi migliore continua ad essere San Bartolomeo. «Sicuramente – riprende don Carmignani - il fatto che monsignor Tardelli sia venuto subito da noi, è segno di estrema attenzione. Chi ha amministrato negli scorsi mesi, non è mai venuto qui, con i nostri ragazzi, con i poveri. C’è stato un silenzio assoluto. Ci hanno abbandonati. Non abbiamo sentito le suore. Non abbiamo sentito l’amministratore diocesano. Al posto della loro distanza e del loro ostracismo, adesso abbiamo l’attenzione del vescovo».
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