Sorpresi nel sonno e rapinati dai banditi
Notte di terrore a Torbecchia per una famiglia di baristi. La figlia: minacciata col coltello alla gola, mio padre picchiato
PISTOIA. «Ho sentito dei rumori. Pensavo fossero i bambini, poi ho visto delle torce piccole. Ho chiesto: chi è? Che succede? Prima sono indietreggiati, come se fossero rimasti sorpresi dall'avermi trovata sveglia, poi uno di loro si è avvicinato e mi ha puntato un coltello alla gola».
Notte di terrore per una famiglia di Torbecchia. Tre uomini, presumibilmente dell'est europeo, sono entrati in casa intorno alle 1,45 di martedì. Hanno spento le luci esterne e praticato un foro nella finestra del salotto, dopo aver forzato la persiana. Hanno portato via circa 6mila euro in contanti, oggetti e alcuni valori. Uno di loro ha avuto una colluttazione col proprietario dell'abitazione, Raffaello Castelli, di 70 anni, sorpreso in camera insieme alla moglie Grazia Turi, 72 anni. Poi sono fuggiti a tutta velocità a bordo di un'utilitaria, probabilmente una Clio scura. I coniugi Castelli gestiscono un bar sul viale Adua, l'Orient Express.
Luogo della cruenta rapina via di Sciabolino, a Torbecchia. Alle porte della frazione, in una casa a due piani con terrazzo, abita la famiglia Castelli: padre, madre, figlia e i due bambini di lei, di 14 e 10 anni. I bambini, per fortuna, sembra non si siano accorti di niente, e sono usciti dalla loro camera quando i ladri erano già fuggiti, richiamati dalle urla del nonno. Al piano terra dell'abitazione vive una coppia di 80enni, che è stata svegliata a rapina avvenuta da Federica Castelli, 37 anni, corsa giù per chiamare la polizia. «Nella concitazione - racconta Federica - non trovavo più i cellulari. Il mio e quello di mia figlia erano in carica sul comodino della camera. Appena entrati li hanno presi e nascosti. Li abbiamo ritrovati in salotto, insieme alla borsa di mia madre rovesciata sul pavimento» (e dalla quale era stato rubato l’incasso di circa 1.500 euro).
Dopo aver svitato, e quindi spento, le luci esterne sul terrazzo, i malviventi sono entrati nella casa dalla finestra del salotto. Prima hanno forzato la persiana, poi hanno praticato un foro nel vetro, e rimosso l'avvolgibile, che costituiva l'ultima barriera. La prima stanza in cui sono entrati è quella di Federica Castelli. «Uno mi è venuto incontro, puntandomi un coltello alla gola». Era giovane e agile, afferma, abbastanza alto. Aveva un passamontagna e indossava un giubbotto e pantaloni di una felpa. «Il coltello era ricurvo, con tre forellini sulla lama. Me l'ha puntato alla gola e mi ha detto: se stai zitta non ti facciamo niente». «I bambini...» ho gridato io. «Siamo rumeni - è stata la risposta - Non facciamo male ai bambini, se stai zitta». Mentre uno di loro la teneva ferma sotto la minaccia del coltello gli altri rovistavano nella camera. «Hanno portato via i due cellulari che erano in carica, frugato nella libreria e nell’armadio. Hanno preso il salvadanaio della bambina...».
Due dei malviventi si sono diretti nella stanza di fronte, dove riposavano Grazia e Raffaello Castelli. «Eravamo in uno stato di dormiveglia. Credevo fosse Federica che era venuta a svegliarci per andare al bar». Invece la signora Grazia ha sentito una mano guantata che la bloccava. «Si è svegliato anche Raffaello, e l'uomo mi è passato sopra sul letto per dirigersi verso mio marito». Il rapinatore gli ha strappato una collana d'oro dal collo, Castelli ha reagito e ne è nata una colluttazione. «Mi ha sferrato un pugno sul naso, che ha cominciato a sanguinare - racconta il barista - anch'io ho colpito uno di loro, e lo stesso mia moglie». Grazia Turi, infatti, ha afferrato il bastone che usa per muoversi e l'ha usato contro uno dei malviventi. L'altro, che in bagno aveva trovato i pantaloni di Castelli - con dentro il portafoglio contenente 4mila euro in contanti - è entrato nella stanza.
«Sentivo mia figlia Federica nell'altra stanza che urlava» racconta Grazia Turi. «Quando ho capito che si stavano picchiando - conferma Federica Castelli - ho iniziato a urlare. e quello che era con me ha detto che erano armati, che avrebbero sparato se non stavamo zitti». «Ho dato un calcio a uno di loro e l'ho buttato contro il comodino - racconta Raffaello Castelli - Ero fuori di me dalla rabbia. In quel momento uno dei malviventi ha fatto cenno di andarsene. Sono fuggiti, tutti e tre, ripassando dalla finestra del salotto».
Castelli aveva intenzione di seguirli. Ha preso un coltello in cucina, ed è uscito sul terrazzo: «Ho visto un'auto scura, forse una Clio, sgommare via a tutta velocità. Mia figlia mi ha trattenuto, volevo andargli dietro». A quel punto sono usciti dalla loro camera anche i due bambini, comprensibilmente spaventati. «Non sapevamo - dice Federica - dove avevano nascosto i cellulari. Siamo corsi giù dai vicini per chiamare le forze dell'ordine». Sul posto è intervenuta la Polizia, e anche la sezione della Scientifica, che ha eseguito gli accertamenti del caso. Sulla rapina indaga la Squadra mobile, diretta dal vicequestore Antonio Fusco. «Non si può più vivere tranquilli - commenta Raffaello Castelli - questa è gente che sa che abbiamo un'attività. Non è la prima volta che subisco una rapina. Circa due anni fa sono stato aggredito davanti casa, avevo l'incasso del bar con me».
Tiziana Gori
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