Il Tirreno

Pistoia

Più nascite che morti tra le imprese pistoiesi

Più nascite che morti tra le imprese pistoiesi

Segnale positivo dall’anagrafe della Camera di commercio. Ma la provincia rimane in ritardo

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PISTOIA. In frenata nel terzo trimestre 2014 l'emorragia di imprese a Pistoia e provincia: per la prima volta dal 2011, la demografia degli imprenditori targati Pt fa segnare un saldo positivo. Lo dicono gli ultimi dati resi pubblici dalla Camera di commercio di Pistoia, che analizzano l'andamento dei primi nove mesi dell'anno. Le imprese nate da gennaio a oggi hanno raggiunto quota 1.560, superando quindi la conta di quelle chiuse, che si è fermata a 1.503. Il saldo, positivo, è quindi di 57 imprese. Merito di un tasso di mortalità in calo, dal 5,7 di dodici mesi fa al 4,6 attuale. E' sceso anche il tasso di natalità, ma a una velocità minore, passando dal 5 netto al 4,8 registrato a settembre. Il risultato è il saldo netto positivo, che torna a farsi vedere dopo tre anni . In percentuale, fa uno 0,2%.

Segnale positivo, insomma, anche se debole. E anche se basta alzare lo sguardo dal panorama pistoiese per accorgersi che la provincia continua ad essere in fondo alla classifica del Granducato. Nel terzo trimestre 2014, infatti, a livello regionale la crescita delle imprese è stata dello 0,5%, quindi più del doppio di quella pistoiese. La nostra provincia risulta la terzultima nella classifica del dinamismo imprenditoriale, davanti solo a Siena (ferma allo 0,1% di crescita) e a Lucca, che fa segnare addirittura un saldo negativo (-0,5%).

Difficile capire in quali settori operino le nuove aziende, visto che l'unica voce che presenta un surplus consistente di iscrizioni ai registri camerali è quella delle "imprese non classificate". La rassegna dei settori tradizionali continua invece ad essere una via crucis: 61 imprese in meno nei primi 9 mesi dell'anno nel settore manifatturiero (i picchi: -24 nella fabbricazione dei mobili, -19 nella fabbricazione dei prodotti in metallo, -15 nelle confezioni di abbigliamento); 82 chiuse nel settore delle costruzioni, altrettanto nel commercio, 35 nelle attività immobiliari. Impossibile (per ora) capire il settore in cui operano, ma è certo che le nuove imprese hanno basi più solide di quelle vecchie: guardando infatti alla natura giuridica, salta all'occhio che l'unico saldo positivo (e notevole) è quello delle società di capitale: 135 il saldo tra le 306 neo-iscritte negli ultimi 9 mesi e le 171 che hanno chiuso i battenti nello stesso periodo. Particolarmente gettonata la formula della società a responsabilità limitata semplificata.

Infine, due curiosità: le imprese femminili (quelle cioè in cui la presenza di donne dirigenti e/o proprietarie) sono il 21,8% di quelle registrate. Quelle giovanili (under 35) il 9,85. Infine quelle in mano a stranieri il 10% del totale.

Fabio Calamati

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