«No allo smantellamento Sì al rilancio della Lime-Kme»
CAMPO TIZZORO. Sciopero per i dipendenti della Lime- Kme di Campo Tizzoro che giovedì, dalle 13 alle 15, hanno incrociato le braccia davanti all’ingresso per protestare sul futuro incerto dell’azien...
CAMPO TIZZORO. Sciopero per i dipendenti della Lime- Kme di Campo Tizzoro che giovedì, dalle 13 alle 15, hanno incrociato le braccia davanti all’ingresso per protestare sul futuro incerto dell’azienda. Hanno scioperato anche i dipendenti degli altri stabilimenti Kme in Italia: Fornaci di Barga, Serravalle Scrivia (Alessandria) e Firenze. Secondo Fiom- Cigl, che ha organizzato la protesta, le recenti decisioni assunte dal management di Kme potrebbero portare alle chiusura dei 4 poli industriali.
«A fine agosto – spiega Paolo Mattii, segretario di Fiom-Cigl Pistoia – Kme ha presentato il piano di ristrutturazione aziendale. In Italia si prevede la creazione di una “New company” che occuperà 200 dei 1.300 dipendenti Kme in Italia per le produzioni remunerative e una “Bad Company” per quelle non più appetibili, in cui confluiranno gli altri 1.100, con al vertice due amministratori tedeschi. Come già accaduto in Spagna, Inghilterra e Francia, è l’inizio dello smantellamento di Kme in Italia – prosegue – qui finora gli stabilimenti si sono salvati grazie all’accordo sindacale di aprile 2013 che prevede, in caso di azioni unilaterali di chiusura, sanzioni salate per l’azienda. Ma che cosa accadrà alla scadenza, dopo il 31 dicembre 2015?». Dei 26 dipendenti di Campo Tizzoro, solo 8 ad oggi lavorano. Per gli altri, da settembre, è contratto di solidarietà per un anno. Come già accaduto da aprile 2013 ad aprile 2014, prima di alcuni mesi di cassa integrazione. «A Campo Tizzoro si curava l’intera fase di realizzazione di macchinari– spiega Giacomo Romiti, rappresentante Rsu - oggi si fa solo manutenzione, vanificando gran parte del knowhow. Dal 2013 il lavoro è calato dell’80%. La chiusura, oltre alla perdita di posti di lavoro su una montagna già falcidiata dalla crisi, avrebbe ripercussioni negative per l’indotto». «Il 23 settembre incontreremo l’azienda – spiega Mattii – l’obiettivo è arrivare a gennaio 2016 con un piano di rilancio e non di smantellamento di questa realtà che in Italia è leader della produzione di rame e leghe». (e.v.)
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