Sempre di meno le imprese pistoiesi
Negativo anche nel primo semestre 2014 il saldo tra aperture e chiusure: la provincia fanalino di coda in Toscana
PISTOIA. Questa crisi è una storia infinita. L’economia toscana stenta a ripartire, come ha certificato ieri l’Unioncamere regionale; e Pistoia, in questo quadro, non riesce ad uscire dal ruolo di cenerentola del sistema produttivo regionale.
L’anagrafe delle imprese, indicatore uscito fresco fresco dagli uffici studi delle Camere di commercio, non lascia molti dubbi al riguardo: il saldo tra aziende iscritte e cancellate nei primi sei mesi dell’anno, è negativo soltanto per Pistoia, che ha visto chiudersi 1.202 imprese in sei mesi ed aprirne soltanto 1.161. Il calo è di 41 aziende, vale a dire il -0,1% di tasso di crescita. Nessuno, in regione, ha registrato un simile andamento negativo: per tutte le province il numero delle imprese aperte supera quello delle imprese chiuse (vedi tabella qui a fianco); l’unica eccezione è Siena, dove a giugno scorso la differenza misurata è stata di due aziende in meno: in pratica un tasso di crescita pari a zero.
Va comunque sottolineato che, pur con tutti i suoi limiti, anche Pistoia condivide un progressivo miglioramento della situazione: se a giugno 2014 la conta delle aziende stritolate dalla crisi si è fermato a 41, dodici mesi prima era arrivato a 255.
I settori. Ma che cosa produce questo andamento negativo? Il settore delle costruzioni continua ad essere in crisi, perdendo complessivamente 90 imprese in sei mesi. Di 70 è invece il saldo negativo nel commercio: e stiamo parlando dei due settori più numerosi nell’anagrafe pistoiese delle aziende. Complessivamente con il segno meno anche le attività manifatturiere-industriali, soprattutto grazie al cattivo andamento dei mobili (-19), della fabbricazione di prodotti in metallo (-15), dei bilanci negativi per tutto il comparto moda, dagli articoli in pelle alle aziende tessili, alla confezione di articoli di abbigliamento. In campo positivo invece la fabbricazione di apparecchiature elettriche, la fabbricazione di articoli in gomma e plastica, l’industria alimentare.
La forma giuridica. Crisi o non crisi, le imprese pistoiesi rimangono in media molto piccole e questo è indubbiamente un punto debole del sistema. Perché anche a Pistoia se la ditta è una società per azioni, ha più chance di cavarsela rispetto alla tradizionale aziendina familiare. Infatti le imprese individuali calano dello 0,2% e le società di persone dello 0,9%. In crescita quasi dell’1%, invece, le società di capitali, ma soprattutto grazie alla crescita delle srl semplificate, una nuova forma di società introdotta nel giugno 2012 e che sta riscuotendo un buon successo.
I territori. Qual è la mappa della crisi? L’emorragia di aziende è abbastanza uniforme (-0,1% sia in Valdinievole che sulla piana); va peggio (-0,8%) sulla montagna, ma lì anche i numeri in ballo sono abbastanza piccoli.
C’è da dire piuttosto che il Comune capoluogo va peggio della provincia in generale, facendo segnare un tasso negativo dello 0,4%. Peggio ancora a San Marcello (-1,6%), solo di pochissimo meglio Pieve a Nievole (-1,5%). Quarrata è sostanzialmente immobile, mentre Agliana sfodera un piccolo saldo positivo (6 aziende, pari allo 0,3%).
Le curiosità. Le imprese “femminili” (dove la quota rosa supera il 50% tra dirigenti e soci) sono il 21,8% del totale ed anch’esse hanno chiuso il semestre in rosso, con 297 nuove iscrizioni e 311 cessazioni. Le iscrizioni hanno riguardato soprattutto il commercio (51), le industrie tessili (11), i servizi alla persona (18) e il vivaismo (11).
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