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Ex Maeba, i lavori sono quasi conclusi ma la ditta si ferma
Il Comune è in ritardo coi pagamenti e l’azienda non finisce «Abbiamo i soldi, ma siamo bloccati dal patto di stabilità»
SAN MARCELLO. Sono in dirittura d’arrivo i lavori nell’area ex Maeba di San Marcello. Anche il tetto della struttura è pronto e quello che ad oggi si vede, guardando il cantiere dall’esterno, è una struttura coperta di circa 300 metri quadri, fra edificio e tettoia esterna, con tetto in legno lamellare di colore bianco e tettoia supportata da colonne reclinate, così da conferire un tocco di originalità stilistica.
Insomma, qualcosa di molto diverso rispetto alla precedente struttura i cui materiali hanno generato non pochi grattacapi al Comune per la rimozione. Basti pensare alla pista da ballo contenente amianto, il cui smontaggio ha allungato i tempi ed aumentato di oltre 27mila euro i costi previsti dal progetto originale. Come spesso accade, però, proprio sul più bello, i lavori hanno subito, da circa una settimana, un nuovo stop, cosa che ha determinato il mancato rispetto della data di ultimazione dell’opera, prevista per il 15 agosto. La ragione risiede in una normativa approvata dal governo Letta (art. 6/bis della Legge n.64 del 06.06.2013) che prevede, per le ditte esecutrici che hanno dei pregiudizi a causa dei ritardati pagamenti da parte dell’ente committente, la possibilità di sospendere i lavori. Un significativo cambiamento rispetto al passato, quando la ditta era comunque obbligata a terminare i lavori, salvo poi la corresponsione degli interessi da parte dell’ente appaltante.
«Il Comune di San Marcello, nel mese di luglio, ha ricevuto una nota a firma dell'amministratore unico dell’impresa esecutrice, in cui si comunicata la sospensione dei lavori per motivi di ordine finanziario, in base alla nuova normativa, a mio giudizio balorda, del codice degli appalti – spiega l’assessore ai lavori pubblici, Sonnj Paccagnini –il ritardato pagamento si riferisce ai cosiddetti Sal (Stato di avanzamento lavori)». La difficoltà più grossa risiede cero nel patto di stabilità. «Paradossalmente il Comune ha i denari, ma non può spenderli – prosegue Paccagnini - abbiamo incontrato una doppia difficoltà. Anche la convenzione stipulata nel 2011 dal Comune col tesoriere, che prevede la possibilità di un anticipo sulle fatture ai fornitori per ovviare alle limitazioni di pagamento imposte dal patto di stabilità, in questo periodo di crisi, dà pochi frutti. Stiamo lavorando per sbloccare i lavori prima possibile. Una speranza risiede nell’allentamento sul patto annunciato dal presidente del consiglio in una recete intervista. Tengo a sottolineare – prosegue Paccagnini- che al 90% l’opera è compiuta. Mancano il montaggio degli infissi, il completamento degli impianti idraulici ed elettrici ed alcune rifiniture interne. Una struttura che è cresciuta fino al tetto in meno di 4 mesi, con grande soddisfazione, se consideriamo gli ostacoli burocratici ed ambientali che hanno consentito la posa della prima pietra solo il 3 maggio». Quanto alla sistemazione del giardino esterno, non prevista nel progetto, sarà probabilmente inserita nel futuro bando per la gestione.
Elisa Valentini
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