Il piccolo Christian non ce l’ha fatta
Il bambino, due mesi, era andato in arresto cardiaco tre giorni fa dopo un rigurgito. I genitori: «Un angelo volato in cielo»
PISTOIA. Il piccolo Christian non ce l’ha fatta. All’alba di ieri i medici del Meyer hanno chiamato i genitori Michele e Cristina - piccolo imprenditore edile lui, casalinga lei - e gli hanno detto che il cuore del bambino aveva cessato di battere. I danni cerebrali, in caso di sopravvivenza, sarebbero stati comunque gravissimi.
Michele Bianco, 34 anni, e Cristina Zuccarello, 31 anni, cercano il modo giusto per raccontare alla sorellina di Christian che quel bimbo paffuto con una massa di capelli neri non c’è più: «Ci chiede “dov’è l’amore mio?”. Sente la sua mancanza. Le diremo che un angioletto è volato in cielo, cos’altro possiamo fare?». E la domanda che Cristina si rivolge esce in un soffio dalle labbra.
Un genitore non dovrebbe sopravvivere al figlio: Michele riflette quasi tra sé, seduto sul divano della casa di via Vecchia Pratese. Cristina, accanto a lui, gli prende una mano. «È una cosa innaturale». Poi il pensiero corre all’abbraccio e alle lacrime dei medici e degli infermieri del Meyer: «Erano tutti intorno a noi, li ringraziamo per quello che hanno fatto per nostro figlio. Si sono prodigati come più non potevano, ci volevano credere anche loro, e quando ci hanno detto che era morto piangevano. In questi due mesi - racconta la coppia, molto provata ma con una forza d’animo non comune - abbiamo girato tutti i reparti dell’ospedale: dal teen, alla chirurgia, alla rianimazione. Ed è in rianimazione che Christian è morto, accanto al lettino dove’è nato».
Sapevano che Christian avrebbe dovuto lottare. «I medici ci avevano in un certo senso preparati, sapevamo che poteva morire presto, anche se speravamo il contrario».
«All’ottavo mese di gravidanza - spiega Cristina Bianco - la mia ginecologa, Benedetta Melani, che ringrazio per la professionalità avuta, si è accorta da un’ecografia che qualcosa non andava. I medici fiorentini hanno appurato che si trattava di un raro caso di fistola arterovenosa nel cervelletto». Una fistola arterovenosa è una comunicazione anomala tra un'arteria e una vena. Può anche essere congenita (presente dalla nascita), come nel caso di Christian.
«All’ospedale pediatrico - aggiunge Michele Bianco - dal 2004 hanno affrontato solo un’altra decina di casi del genere. Ricordo bene quando abbiamo saputo questa cosa - prosegue Michele - era il 22 aprile, il giorno in cui l’altra nostra figlia Greta ha compiuto tre anni. E da quel giorno è stato un continuo viavai negli ospedali».
Christian è nato una settimana prima del tempo previsto, ed era un bellissimo bambino di tre chili e 800 grammi: «Nella rianimazione del Meyer - ricorda la mamma - lui accanto a bimbi di poco più di mezzo chilo... Dopo 12 giorni ha avuto bisogno di un intervento chirurgico per l’ingrossamento dell’idrocefalo. È andato bene. Io ci credevo, con la mente ero già all’angiografia di settembre».
Tre giorni fa, invece, una cappa di oscurità è calata sulla casa di via Vecchia Pratese. Christian è andato in arresto cardiaco. Ha smesso di respirare a causa di un rigurgito: «L’avevo in braccio io - spiega Sandra Zuccarello, la nonna - È stato terribile, l’ho visto roteare gli occhi al cielo, ho chiamato Cristina, che era al piano di sopra».
Sandra Zuccarello indica la carrozzina dove Christian riposava: dentro c’è un orsacchiotto bianco, un ninnolo colorato appeso in alto che catturava la sua attenzione. La nonna si occupava spesso del bimbo nei periodi in cui era a casa. Era in arresto cardiaco e circolatorio quando sul posto sono arrivati i soccorritori del 118 e della Misericordia, che non si sono persi d’animo e hanno avviato le operazioni di rianimazione. E il piccolo ha ripreso a respirare. Quando, dopo circa un’ora, è arrivato all’ospedale San Jacopo per il trasferimento al Meyer, i suoi parametri vitali erano tutto sommato buoni, ma il quadro clinico era serissimo, e di questo i sanitari avevano avvertito i genitori. «Secondo loro poteva non passare la nottata - spiega Michele Bianco - invece ce l’ha fatta. La situazione è precipitata nel pomeriggio, e la mattina dopo ci hanno detto che era morto».
Un’équipe da Palermo era salita a Firenze per l’espianto del fegato. I genitori avevano acconsentito alla donazione, ma al momento di effettuare l’espianto i medici hanno constatato che non era possibile: «Non è facile, ci hanno detto, che i genitori dei bambini siano d’accordo con la donazione degli organi, ma noi saremmo stati molto felici che la perdita di Christian aiutasse altri bambini a vivere».
I funerali si svolgeranno domani alle 10 nella chiesa di San Pierino Casa al Vescovo. La salma sarà esposta da stamani nelle cappelle della Misericordia di via del Can Bianco.
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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