Il Tirreno

Pistoia

E gli Arctic Monkeys fanno innamorare

di Eleonora Ferri
E gli Arctic Monkeys fanno innamorare

Parlano lingue diverse, arrivano da vari Paesi d’Europa ma hanno tutti la stessa passione

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PISTOIA. Piazza Duomo, 17 luglio. Sono circa le sei di mattina. E’ il giorno del concerto più atteso del Pistoia Blues dai più giovani e non solo. E’ il giorno del live dei Kills e degli attesissimi Arctic Monkeys. E sorprendentemente qualcuno è già arrivato: zaino in spalla, telo per terra, t-shirt nera o bianca immancabilmente “Arctic Monkeys”. In poche ore, la piazza pistoiese cambia volto: le vie e i vicoli adiacenti si colorano di accenti e lingue diverse. Sì, perché quello degli Arctic Monkeys a Pistoia (seconda e ultima data italiana del tour) è un concerto che attira giovani da tutta Italia, ma anche dall’estero. Paola e Gaia hanno rispettivamente 16 e 17 anni e si sono accampate in piazza Duomo proprio dalle 6 della mattina: «siamo qui dalla mattina – spiegano, sotto il sole cocente delle 15 di pomeriggio – per prendere i posti. Per noi è il primo concerto degli Arctic Monkeys». Facendo lo slalom tra asciugamani stesi per terra, pic nic improvvisati e immancabili striscioni per la band britpop salta subito all’occhio un particolare: la maggior parte dei giovani che aspettano l’inizio del concerto, sotto il sole del pomeriggio, hanno dei numeri scritti a pennarello sulle mani. Una tecnica a volte usata dal pubblico nei concerti più affollati. «Siamo arrivati qui alle 7 di mattina, e abbiamo iniziato a segnare (uno a uno) i numeri sulle mani, per organizzare l’entrata in piazza: chi ha il numero 1 dovrebbe entrare per primo» spiegano Bruno, Federico, Luigi e Paolo che vengono da Napoli per vedere il gruppo britannico. E scorrendo velocemente le mani dei giovani si riescono a contare numeri che arrivano a circa 200. Giovani, ma anche giovanissimi. Marta e Francesca hanno appena 15anni, e per vedere il concerto sono partite con l’aereo da Sassari, Sardegna: «Siamo arrivate ieri a Firenze – raccontano con quel tipo di emozione che solo a 15anni si può emanare – è il nostro primo concerto degli Arctic Monkeys, pensiamo non ci sia un’altra band del genere e poi è un’occasione che siano in Italia, per questo siamo venute fin dalla Sardegna”. Ma c’è qualcuno che è venuto da ancora più lontano. Luis ha 33anni ed è arrivato a Pistoia direttamente dalla Spagna, sia per visitare la toscana che per godersi il concerto più indie e british dell’anno, al Pistoia Blues. «E’ il secondo concerto degli Arctic Monkeys a cui vado quest’anno – spiega Luis – è la prima volta per me in Italia, ho visto che c’era il concerto e mi è sembra l’occasione ideale per unire le due cose. Potrei dire che le canzoni degli Arctic sono tutte le mie preferite». Ma agli idoli britannici si perdona tutto, anche se nella scaletta del concerto probabilmente mancherà il brano preferito: «stasera la mia canzone preferita, “Temptation greets you like your naughty friend” non la suoneranno» spiegano Chiara e Giulia da Roma, fan davvero sfegatate che hanno già sulle spalle rispettivamente tre e due concerti a testa degli Arctic Monkeys. Un gruppo che piace anche per “l’atteggiamento della band, sfrontato, sicuro di sé soprattutto nei primi anni – spiegano Martina e Moprgan, 19 e 18anni da Genova – siamo arrivati stamattina, ci fermiamo a Pistoia stanotte e poi ripartiamo”. Ma di storie, dietro a una canzone ce ne sono tante. Come quella di Luca e Giulia, entrambi 22anni da Roma che si sono conosciuti ascoltando proprio l’ultimo album degli Arctic Monkeys, “AM”: “ci siamo conosciuti ascoltando questo album, da questo inverno ci siamo messi insieme. I primi mesi ascoltavamo solo questi pezzi, e “No. 1 party anthem” è diventata la nostra canzone”. Intorno alle 17 gli spalti di fronte al palco sono già quasi pieni. Uno sfondo maculato è già stato montato sul palcoscenico del Pistoia Blues, e si iniziano a sentire le prime prove del suono. Tutto è pronto per il concerto. Sorrisi, stanchezza, incontri. Qualcuno dorme per terra, altri fanno amicizia, altri continuano a difendere la propria “postazione in prima fila” per entrare. Quello che precede un live, è uno spettacolo di per sé. Uno spettacolo che si percepisce anche al di fuori delle transenne di un concerto e che nessuno vorrebbe finisse mai. Per questo la musica dal vivo, qualunque essa sia, fa bene al cuore. E nessuno è voluto mancare per gli Arctic Monkeys

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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