Il Tirreno

Pistoia

I sindacati medici denunciano: San Jacopo nel caos

I sindacati medici denunciano: San Jacopo nel caos

Non funziona il nuovo modello di organizzazione dell’ospedale di Pistoia, manca la programmazione, l’Asl cincischia

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PISTOIA. L’organizzazione sanitaria all’interno dell’Asl 3 è sempre più caotica, la direzione aziendale sorda e indisponibile al confronto. E allora i sindacati medici riuniti nell’Intersindacale (le sigle sono 9: Anaao, Aaroi, Cgil, Cisl, Fassid, Fesmed, Fials, Fvm, Uil) hanno messo per l’ennesima volta nero su bianco il punto della situazione. Sono problemi innanzitutto dei medici, ma che – dice l’Intersindacale – si riverbera immediatamente sulla qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

Il primo imputato è il modello organizzativo dei nuovi ospedali, compreso il San Jacopo, modello per “intensità di cura” che ha mandato in soffitta i vecchi dipartimenti . “Si assiste ogni giorno – scrive l’Intersindacale – ad una frantumazione dei luoghi fisici delle unità operative, con l'integrazione multi professionale che si trasforma in anarchia delle varie professioni sanitarie, ed un crescente malessere che serpeggia tra i medici sempre più ridotti a "macchine banali" titolari dei processi diagnostico/terapeutici (fino a quando?) ma distanti da quelli gestionali affidati ad altre figure (ingegneri "clinici", dirigenti infermieristici)”.

Da considerare anche “il lento ma inesorabile dimezzamento dei primariati, all'interno degli ospedali, servizi territoriali e della prevenzione, crea unità operative "guidate" a distanza di decine se non cinquanta di chilometri da un unico "primario" provinciale, togliendo ai medici, ai pazienti e ai loro familiari un riferimento certo e continuativo sotto il profilo della responsabilità organizzativa e clinico-professionale”.

Questo caos organizzativo ha ricadute – secondo l’Intersindacale – anche in questioni banali, come “il monte ore, il regolamento delle presenze del personale e il tipo di turnazione, con la genesi di situazioni ibride gravate da possibili implicazioni medico-legali”.

E ancora: “La mancanza di programmazione a lungo termine del lavoro – scrivono i medici – porta a situazioni paradossali, prova ne siano i recenti annunci a mezzo stampa in periodo elettorale di servizi di eccellenza quali la terapia del dolore, poi nei fatti lasciata nel più totale abbandono e disorganizzazione; gli annunci di riorganizzazione dei servizi territoriali, essenziali per il funzionamento di un ospedale che vuol esser per acuti, e di fatto gravemente carenti o addirittura depotenziati, vedi il caso delle cure palliative domiciliari per i malati oncologici o dell'hospice di Spicchio, a tutt'oggi ancora non funzionante; la decisione di centralizzare a Pistoia servizi importanti come la pediatria e dover continuare con un servizio pediatrico depotenziato nei locali del Pronto soccorso di Pescia, perchè comunque la popolazione residente continua a rivolgersi al suo ospedale”.

I sindacati ricordano poi questioni come “il parcheggio dei dipendenti gratuito per chi lavora a Pistoia, mentre per chi lavora a Pescia esiste un dazio annuale di 120 euro, con l'aggravante che non sono previsti parcheggi neanche per il personale reperibile in urgenza o in consulenza?”

Oltretutto “i medici della Asl 3 sono discriminati rispetto ai colleghi delle altre aziende nel riconoscimento delle progressioni di carriera, sia giuridiche che economiche, rendendo la nostra azienda poco attrattiva per non dire espulsiva”. Di fronte a tutto ciò, l’atteggiamento della direzione Asl è dipinto dal documento dell’Intersindacale medica come dominato dalla “prassi del rimando e della inconcludente concertazione a tempo indefinito”. Con relazioni sindcali in cui prevale “la propaganda ideologica e la messa in atto di scelte decise a tavolino e calate dall’alto, piuttosto che risposte tecniche supportate da documentazioni”.

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