Italia
Pistola alla testa e minacce «Zitto o ammazzo il bimbo»
Un’altra rapina nella Piana, tre malviventi sono penetrati di notte nella villa del vivaista Giorgio Frosini. La figlia Giorgia: ho temuto per mio figlio di sei anni
PONTE STELLA. Pistola puntata all’orecchio e una minaccia che nessun nonno vorrebbe mai sentire. «Stai zitto oppure s’ammazza te e il bambino» hanno detto i rapinatori a Giorgio Frosini, vivaista in pensione di 79 anni, svegliato nel cuore della notte sotto il tiro di un’arma e poi legato ai polsi con una cintura. «Se fossi riuscito a prendere il mio fucile da sopra l’armadio – dice l’uomo – gli avrei sparato».
La banda ha fatto irruzione nella sua villetta di via Rinascita, a Ponte Stella, martedì notte alle 3. Per quasi un’ora lui, la figlia Giorgia, 44 anni, e il genero Antonio Zanini, 48 anni, sono rimasti in ostaggio di tre banditi armati e col volto coperto da passamontagna. Parlavano italiano ma con un forte accento straniero, dell’est Europa. In casa c’era anche il figlio della coppia, un bimbo di 6 anni che fortunatamente non si è svegliato durante la notte di terrore. «A un certo punto – racconta Giorgia Frosini – ho avuto paura che mi portassero via il bambino».
Lei è stata la prima ad essere svegliata dai rapinatori, che sono entrati dalla finestra del salone facendo un piccolo buco sull’infisso in legno e, attraverso questo, hanno aperto la maniglia con un ferro. «Mi sono sentita toccare la gamba e ho aperto gli occhi. Ho visto – ricorda la donna – tre uomini incappucciati, vestiti di nero. E poi le pistole. Ho realizzato subito ciò che stava accadendo. “Questa è una rapina - hanno detto. Dacci i soldi”. La mia più grande paura era che potessero fare del male a me e alla mia famiglia». Per quasi un’ora Giorgia ha avuto in testa un unico pensiero: suo figlio, addormentato nella cameretta vicino a quella del nonno. È stata lei, sotto la minaccia delle pistole, ad aprire la cassaforte di casa. «Volevano portarci mio marito ma mi sono offerta io di andare. Mi ricordavo la combinazione – racconta - Quando ho acceso la luce uno di loro si è coperto la faccia e me l’ha fatta spengere subito».
I rapinatori chiamavano la donna per nome. «Il fatto che mi conoscessero è qualcosa di spaventoso – dice Giorgia - Quando si sono presi tutto quello che avevamo, 20mila euro di roba tra i gioielli che mi hanno regalato nel corso di una vita e i contanti, hanno cominciato a cercare la seconda cassaforte, che noi non abbiamo. Voi, hanno detto, scaricate e caricate tutto il giorno (nei vivai dietro all’abitazione, ndr), dove sono i soldi? Poi hanno chiesto anche di fare piano per non svegliare il bambino». Mentre Giorgia stava consegnando contanti e preziosi ai rapinatori, il marito Antonio era sdraiato sul letto di camera, sotto la minaccia di una pistola. È qui che è stato portato anche Giorgio Frosini: l’ultimo ad essere svegliato dai rapinatori. «Mi sono sentito strusciare l’orecchio» racconta l’uomo. I banditi lo hanno fatto alzare dal letto puntandogli la pistola contro il volto. Poi è arrivata quella terribile minaccia di morte sul nipotino. A quel punto Giorgio è stato immobilizzato con la cintura dei suoi pantaloni, appoggiati lì vicino. «Mi hanno legato i polsi dietro la schiena» racconta. Quando anche la figlia è stata riportata in camera, nella disperazione, ha tentato di salvare quel poco che c’era rimasto. «Mi sono accorta di avere ancora la fede al dito. Allora – dice - me la sono sfilata. Non veniva via, ma poi ce l’ho fatta e l’ho nascosta sotto il cuscino».
L’anello nuziale del marito invece, appoggiato sul comodino, è stato rubato, insieme agli orologi e al resto. I rapinatori hanno passato al setaccio anche la soffitta, senza però trovare niente. È stata Giorgia ad andare su con loro. «Erano vestiti di nero – ricorda la donna – e tutti avevano una striscia bianca in mezzo al corpo, che gli attraversava anche il passamontagna». Probabilmente il travestimento è servito ai rapinatori per riconoscersi in mezzo al buio attenuato soltanto dalla luce delle loro torce. «A un certo punto – continua Giorgia – hanno preso la chiave del bagno, l’unica a disposizione in tutta la casa, ma con quella non sono riusciti a chiuderci in camera. Ci hanno lasciati lì. Ogni poco però uno di loro continuava a rientrare in casa. Poi abbiamo sentito il rumore di una macchina». Era la Bmw di famiglia, rubata dalla banda per fuggire. L’auto è stata abbandonata a 300metri dall’abitazione in cui è avvenuta la rapina, sempre in via Rinascita. Quando Giorgio Frosini, la figlia e il genero sono rimasti finalmente soli, hanno subito chiamato i carabinieri col telefono fisso, perché sia i cellulari che il cordless erano stati rubati. In casa c’era anche Dolly, una cocker di 7 anni che però non ha abbaiato. «Se mi avesse svegliato in tempo – ripete il vivaista in pensione – avrei subito preso il fucile in mano». Ieri mattina Giorgia stringeva già tra le mani il catalogo delle inferriate. Le metterà alle finestre e poi installerà un allarme. «La mia rabbia – dice la donna – è che questi siano liberi di entrare in casa mentre mio figlio dorme». I carabinieri della stazione di Casalguidi, della Compagnia di Pistoia e del reparto operativo stanno indagando sul caso.
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