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I commercianti di Pistoia dicono no ai bancomat
«Solo una misura a favore degli istituti di credito l’ introduzione dell’obbligo di dotarsi di Pos per i pagamenti elettronici»
PISTOIA. Per le associazioni di categoria rappresenta l’ ennesimo carico imposto ad artigiani e piccoli commercianti, che gioverà soltanto alle banche e non servirà a combattere l’evasione fiscale; per molti titolari di bar e botteghe del centro si tratta di una norma farsa, da non rispettare, anche perché non sono previste sanzioni. Da ieri esercenti, liberi professionisti, artigiani, aziende e ambulanti hanno l’obbligo di dotarsi del Pos per permettere ai clienti di pagare importi superiori ai 30 euro con moneta elettronica.
A Pistoia, però, la novità del dispositivo per i pagamenti con carta di credito e bancomat non ha certo rivoluzionato le cose, specie all’interno delle piccole attività, anche se in centro qualche mosca bianca c’è. E’ il caso dell’edicola Scartabelli di via Cavour che, proprio per adeguarsi all’obbligo scattato ieri, ha appena installato il Pos. «L’ho messo venti giorni fa – spiega, tra riviste e giornali, Edda Scartabelli – Volevamo essere in regola e poi la banca ha insistito parecchio. Lunedì però – dice l’edicolante - non l’abbiamo nemmeno acceso».
Molti titolari di bar e botteghe invece non hanno alcuna intenzione di installare il dispositivo. «Lavoriamo con somme di denaro ben al di sotto dei 30 euro – spiga Clara Manzi del Caffè della Robbia, in via Pacini – Quando e se ci saranno delle sanzioni potremo anche porci il problema, ma per adesso non lo mettiamo di sicuro. Non ci conviene pagare tutte quelle spese per delle colazioni».
Nemmeno Susi Bernacchi del Caffè d’Arte ha intenzione di installare il Pos. «Non lo metto – dice – Una volta che c’è poi lo chiedono anche per pagare un caffè, a cui già bisogna levare la percentuale della bolletta dei rifiuti, della corrente… non è possibile pagarci sopra anche la transazione».
«Serve solo a dare ancora più soldi alle banche – dice poi Patrizio Bertocci del Piccolo bar, in piazza del Carmine – Noi non lo mettiamo».
Anche nel negozio Pane e Fantasia di via Pacini continueranno come al solito a usare soltanto moneta sonante. «Non c’è mai stata la necessità di averlo – spiega Immacolata Napolitano – In quattro anni me lo avranno chiesto 2, 3 volte al massimo».
«Se abbasseranno il tetto dai 30 ai 10 – continua poi Loredana Benedetti, da Il Forno, sempre in via Pacini – potremmo anche pensarci. Così non ha senso, abbiamo a che fare con importi bassi».
Chi tra le attività pistoiesi ha attivato il Pos, lo ha fatto già da tempo, non certo in seguito alla nuova normativa. «Un servizio in più al cliente – lo definisce Renzo Cipollari, dell’omonima norcineria e macelleria sulla Sala – Noi – dice – lo usiamo da tantissimi anni. Gli stranieri ad esempio pagano per il 90% con la carta».
«Lo utilizziamo – continua Martina Giannini, dei Salaioli – anche per cifre basse, ben al di sotto dei 30 euro». Mentre i commercianti si muovono a macchia di leopardo, seguendo il mercato e non l’obbligo scattato ieri, le associazioni di categoria bocciano la novità appena introdotta. «Sì al Pos obbligatorio ma solo se è a costo zero per i negozianti – commenta il presidente di Confesercenti, Maurizio Innocenti – Così com’è, si tratta di una misura solo a favore delle banche. Per chi lavora rappresenta un altro enorme carico, da sommare agli altri».
«Non possiamo parlare di obbligo visto che – precisa Sergio Giusti, direttore Cna Pistoia – non esistono sanzioni. Se davvero fosse stata fatta per combattere l’evasione fiscale ci sarebbero state. Non siamo d’accordo con questa imposizione perché rappresenta un altro costo per chi lavora».
«E’ fondamentale – sottolinea Tiziano Tempestini, direttore Confcommercio Pistoia - che costi ed oneri della moneta elettronica non vadano ulteriormente a gravare sui commercianti, che di tutto hanno bisogno meno che di una nuova tassa».
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