Quattro anni e mezzo al guidatore del Suv
Daniele Modesto condannato per la morte di due giovani sulla Nuova Pratese. Ma nessuna prova di una sfida tra auto
PISTOIA. Condanna a 4 anni e 6 mesi per Daniele Modesto, il trentenne di Montale che nella notte di domenica 21 febbraio 2010 provocò il tragico incidente stradale in cui persero la vita due giovani, Carlo Gherardeschi di 23 anni ed Eligio Fratello di 28. I due viaggiavano sull’utilitaria Citroen che Modesto, a bordo di un Suv, speronò a 120 all’ora sulla Nuova Pratese. L’auto, dove in tutto viaggiavano quattro giovani, finì capovolta nel fossato di fianco alla strada. Pochi secondi prima del terribile scontro, si era immessa sulla Nuova Pratese da una strada sterrata laterale.
Il processo si è chiuso ieri davanti al giudice monocratico Luciano Costantini, che ha anche inflitto a Modesto un anno di arresto e una multa di 4.500 euro per essersi rifiutato, dopo l’incidente di sottoporsi all’alcoltest. Assolto, invece, dall’accusa di aver provocato l’incidente durante una sfida di velocità con un’altra auto, come viceversa era apparso da alcune testimonianze.
Costantini ha anche inflitto a Modesto l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, la sospensione della patente per quattro e provvisionali ai familiari delle due vittime che complessivamente superano il milione di euro.
Nella lunga udienza di ieri il primo a parlare è stato il pm, che ha brevemente motivato le richieste: tre anni di reclusione per l’omicidio colposo aggravato, sei mesi per il rifiuto del test alcolemico, assoluzione per la partecipazione alla gara di velocità.
Per le parti civili hanno parlato gli avvocati Elisabetta Vinattieri, Antonio Voce e Cecilia Turco. Tutti hanno sottolineato che dalle testimonianze e dalle diverse perizie agli atti emerge con chiarezza la responsabilità di Daniele Modesto, che guidava il suo Suv, quella notte, ad una velocità certamente superiore ai 100 all’ora. Vinattieri ha ricordato i precedenti dell’automobilista, che in passato si era visto sospendere per tre volte la patente. Ha anche sottolineato a lungo la forza del legame che univa Eligio Fratello alla sua famiglia, legame tragicamente spezzato da quella notte di febbraio.
Cecilia Turco – sua l’arringa più articolata – ha esaminato punto per punto le obiezioni sollevate durante il dibattimento dalla difesa dell’imputato, respingendole tutte e concludendo che la causa dell’incidente mortale è da ricercarsi senza dubbio sull’eccessiva velocità del Suv e sul fatto che Modesto non tentò neppure di evitare l’impatto, visto che non vi sono tracce di frenate sull’asfalto. Del resto che l’imputato guidasse ad alta velocità – ha rilevato Turco – lo ammette la ragazza che sedeva al suo fianco, smentendo l’”andatura tranquilla” descritta dallo stesso Modesto agli inquirenti.
Giovanni Dini (in rappresentanza della compagnia di assicurazione Axa) e il difensore dell’imputato, Giorgio Altieri, hanno invece puntato le loro carte soprattutto sul concetto di corresponsabilità. A loro parere il terribile incidente del 2010 venne causato sì dalla forte andatura di Modesto, ma anche da una manovra azzardata della Citroen delle due vittime. L’auto era guidata da un loro amico, Daniele Becattini, che al tribunale ha raccontato di essere entrato sulla Nuova Pratese da una strada sterrata, dopo essersi fermato per dare la precedenza alle auto che sfrecciavano sul rettilineo. Quindi di aver attraversato tutta la sede stradale per dirigersi verso Pistoia. In lontananza aveva visto le luci dell’auto di Modesto, ma le aveva giudicate sufficientemente lontane da non doversene preoccupare.
Insomma, secondo Altieri la tragedia è avvenuta per un concorso di colpe. Quanto alla gara, secondo il difensore dell’imputato semplicemente non ci sarebbe mai stata, anche se la “suggestiva ipotesi” avrebbe condizionato – secondo l’avvocato – lo svolgimento del processo, salvo poi approdare ad un nulla di fatto sul piano delle prove.
Sul piano delle richieste, l’avvocato Altieri ha ricordato di aver ipotizzato un patteggiamento all’inizio del processo, sulla base di una pena di due anni, ipotesi all’epoca respinta dal pm Francesco Sottosanti.
La discussione si è conclusa attorno alle 13,30. Al giudice Costantini è bastata meno di un’ora per decidere la sua sentenza e alle 14,20 è tornato in aula per darne lettura. Parole accolte nel silenzio sia dei familiari delle vittime, seduti nei posti riservati al pubblico, sia dall’imputato, che dopo aver scambiato poche parole con l’avvocato, si è allontanato in fretta dall’aula.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google