Il Tirreno

Pistoia

Venti anni fa se ne andava don Siro: «La sua opera è nel cuore di tutti»

Venti anni fa se ne andava don Siro: «La sua opera è nel cuore di tutti»

Aldo Morelli, nipote del parroco e consigliere regionale del Pd, ricorda «il prete dei giovani, degli umili e poi degli ultimi, degli ultimi nel mondo degli ultimi»

4 MINUTI DI LETTURA





Sabato 7 giugno sono venti anni dalla scomparsa di don Siro Butelli. Ecco il ricordo di Aldo Morelli, nipote del parroco e consigliere regionale del Pd.

Venti anni fa moriva Don Siro Butelli: il prete dei giovani, degli umili e poi degli ultimi, degli ultimi nel mondo degli ultimi, come ricordava lui stesso volendo sottolineare come proprio dalle esperienze di vita, spesso laceranti, di questi fratelli ritrovati poteva rinascere la speranza, la fiducia in un futuro che valesse la pena di essere vissuto e verso il quale valeva la pena di spendere la propria vita.

Don Siro è nato a Lamporecchio nel 1925 in una famiglia, come scriveva lui stesso, di tradizione cristiana e qui si è radicata la sua vita, una famiglia che “ha plasmato la mia infanzia con i principi dell’onestà e della carità” e fin da giovanissimo si manifestò in lui la volontà di farsi prete. Entrò giovanissimo in seminario e nel 1948 venne ordinato sacerdote e fin da allora emerse la sua assoluta dedizione, l’attenzione alle sofferenze degli altri, la piena disponibilità a dare tutto sé stesso.

Ma la più autentica e vissuta missione della sua vita iniziò a manifestarsi a partire dal 1954 quando venne incaricato della guida del Tempio e della direzione del ricreatorio giovanile, da allora prende vita il suo rapporto indissolubile, multiforme, appassionato con la comunità pistoiese: generazioni di pistoiesi, e non solo, sono cresciute e si sono formate negli spazi del Tempio. Sono state molteplici e su tanti aspetti le attività che partirono su sua iniziativa e nè possiamo ricordare solo alcune, a partire dall'Unione sportiva Tempio che coinvolse centinaia di ragazzi, e qui come non ricordare il mitico "campino" per il calcio, e poi il Centro Turistico giovanile, il Centro culturale Il Tempio, il Cinema Roma d'Essai,la riscoperta del Carnevale dei ragazzi, il coro della Genzianella fino all'ultima sua creatura nel 1986 la Cooperativa Casa di reinserimento Il Tempio per i tossici, gli excarcerati, immigrati, diseredati, poveri, gli ultimi degli ultimi appunto. A questa dedicò l'ultima parte della sua vita ed essa rappresenta fra le sue tante e multiformi iniziative la più amata, la più sentita, la più sofferta, quella per cui il suo amore sconfinato per Dio si trasferisce sugli altri e, come lui stesso scriveva in una intervista a la Vita sociale dei domenicani, "l'incontro con i poveri è l'ultimo atto della sua paterna bontà per me. Sono felice. Per me il volto nascosto di Gesù dietro la fame, la malattia, i bisogni, la morte è la forza fondante, è l'humus in cui affonda il mio servizio sacerdotale verso questi miei fratelli più poveri."

La sua fede era davvero incrollabile e di fronte alle innumerevoli difficoltà quotidiane nella gestione di queste attività, delle complesse situazioni che molti di questi "fratelli" rappresentavano, emergeva la sua fiducia negli altri ma anche una forza e una decisione capace di scuotere le coscienze degli altri, persone e Istituzioni, di atttivizzarli e renderli partecipi, una partecipazione e risposte che Don Siro amava sintetizzare con poche parole "la Provvidenza aiuterà". In questo suo lungo cammino e impegno costante incontra innumerevoli persone, dai cui rapporti nascono amicizie durature, situazioni ed esperienze di solidarietà, collaboratori preziosi che ancora oggi portano avanti con grande impegno la sua opera. I motivi di questa vita così intensa si ritrovano anche nella sua poesia, un altro dei grandi amori della sua vita: ai sentimenti forti della sua fede, a fatti e persone che fanno nascere in lui emozioni, alla memoria della storia fortemente legata a quel paesaggio agricolo fatto di campi, ma anche di pievi e del lavoro umano, che aveva tanto amato.

A venti anni dalla sua morte il ricordo di Don Siro è ancora forte e vivo nella comunità pistoiese, e non solo, segno che la sua presenza, la sua opera è rimasta nel cuore e nella coscienza dei tanti che lo hanno conosciuto e hanno condiviso un pezzo di cammino con lui ma anche fonte di ispirazione per tanti che si muovono nella direzione dell’impegno e dell’attenzione verso i più deboli, gli emarginati, gli ultimi, di persone che “sappiano spendere la propria vita con forza d’animo e serenità di intenti.” In questa ottica Don Siro sarebbe sicuramente felice di poter vedere come pochi giorni fa Il Tempio sia tornato ad ospitare gli Scout del gruppo Agesci di Pistoia, una associazione che negli anni ebbe modo di fare un percorso importante insieme a lui, e come il suo lavoro e la sua opera siano ancora fortemente presenti in loro.

Dopo venti anni i ragazzi corrono sempre in quegli spazi e sembra di vedere Don Siro sorridere mentre cerca di ammansire la madre, Amabile, e la nonna, Maria, sue infaticabili e essenziali collaboratrici, “vecchie brontolone”, abbracciandole e baciandole: voi, noi siamo qui per quei ragazzi, per accoglierli, farli crescere per aiutarli ad incontrare la vita. “Difficile arte è l’amore” scrivevi, ma tu Don Siro hai saputo offrirne tanto a tutti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera