Gangale in aula guarda negli occhi i suoi aguzzini
Il giovane elettricista è la vittima della rapina di Buriano Il Pm chiede 14 anni per chi lo ha ridotto in carrozzina
QUARRATA. Quattordici anni di reclusione per il bandito che sferrò le coltellate, dodici per l’altro dei complici che ha chiesto di essere processato per rito abbreviato. Queste le richieste di condanna che il pm Claudio Curreli ha avanzato ieri mattina al termine della sua requisitoria davanti al gup del tribunale di Pistoia, nel corso dell’udienza preliminare per la drammatica rapina di Buriano, in cui, il 24 gennaio 2013, il giovane elettricista Gian Michele Gangale fu colpito alla spina dorsale da due fendenti che lo hanno costretto per sempre su una sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù. La sentenza è prevista per mercoledì prossimo.
Arben Pepa, 37 anni, albanese, detenuto nel carcere di Santa Caterina in Brana e difeso dall’avvocato Gabriele Terranova, è ritenuto dalla procura il bandito incappucciato che ferì il 36enne quarratino; il connazionale Kastriot Kola, 34 anni, dietro le sbarre a Prato e difeso da Nello Di Sabatino, è uno degli altri tre complici che presero parte alla rapina. Degli altri due, Selman Balla, 47 anni, accusato di essere il basista della banda, si è invece reso irreperibile dopo la scarcerazione e presumibilmente si trova in Albania: difeso dall’avvocato Azzurra Tatti, non potendo chiedere l’abbreviato in quanto latitante, sarà processato per rito ordinario qualora il gup accogliesse la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm.
Già condannato invece il quarto componente della banda. Al momento della rapina non aveva infatti compiuto 18 anni e per questo è stato giudicato lo scorso ottobre dal tribunale dei minorenni di Firenze: 7 anni di reclusione grazie allo sconto del rito abbreviato.
Per tutti i quattro albanesi le accuse sono quelle di rapina aggravata, porto e ricettazione d'arma, ricettazione di un'auto e lesioni gravissime.
Gian Michele Gangale oggi vive ad Agliana, in un appartamento in affitto insieme al padre. Ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 e ha quindi moltissime spese. Per farvi fronte, solo 1.000 euro al mese tra invalidità e accompagnamento. Per questo attorno alla famiglia è cresciuta una rete di solidarietà che ha anche dato vita ad un comitato, gli “Amici di Gianni”. Costituitosi parte civile (rappresentato dall’avvocato Rossella Giommi) ieri mattina Gian Michele, con al fianco il padre e la fidanzata, era in aula, a fianco dei suoi aggressori: con una grande presenza di spirito, ha voluto assistere in prima persona alle conclusioni del processo.
A descrivere la pianificazione del colpo è stato lo stesso Kola, nel corso dell’incidente probatorio condotto lo scorso febbraio. Il furto nel cascinale in cui abitavano Gian Michele Gangale, il padre Francesco e una bandante rumena era stato pianificato tra il Natale e il Capodanno precedenti la rapina. Contattato dai complici, Kola era arrivato a Firenze il 6 gennaio e portato a Quarrata, dove, insieme al Balla avevano definito i dettagli. Là, però, era successo un imprevisto: mentre erano insieme in auto erano stato fermati per un controllo dalla polizia e identificati. Per cui il colpo era stato rinviato e lui era tornato in Albania. Per poi ritornare il 18 gennaio, restare due giorni a Firenze, e ritrovarsi con i tre complici a Quarrata: e decidono di agire il 23 mattina. Per poi però rinviare il colpo al giorno dopo, perché, una volta sul posto, sierano accorti che la casa non era vuota. Il 24 all'alba, vedendo un'auto che si allontanava e credendo di avere via libera, erano usciti dal loro nascondiglio. Ma sulla porta di casa si erano imbattuti nella badante rumena. Quando la donna aveva urlato, Gian Michele era sceso giù ed era stato aggredito a sua volta.
Massimo Donati
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