Il presidio
Costretti ad andare a Pescia per fare un ecocardiogramma
Al San Jacopo non sarebbe ancora stato trovato lo spazio per l’apparecchiatura che pulisce le sonde
PISTOIA. Pazienti costretti a spostarsi all’ospedale di Pescia per eseguire un ecocardiogramma. Una situazione che andrebbe avanti da mesi. Mentre la direzione aziendale sottolinea durante la presentazione del Mercatac e con giusto orgoglio l’eccellenza rappresentata dalla radiologia interventistica del dottor Luca Carmignani, che richiama persone da tutt’Italia, altri utenti chiedono quando sarà possibile eseguire al San Jacopo gli ecocardiogrammi transesofagei.
È un esame che, attraverso gli ultrasuoni trasmessi da una sonda ecocardiografica introdotta dalla bocca e avanzata delicatamente all’interno dell’esofago (il “tubo” che collega la bocca con lo stomaco), permette una visualizzazione più ravvicinata e dettagliata delle strutture che formano il cuore. È così possibile ottenere informazioni aggiuntive rispetto all’ecocardiogramma standard. In particolare, permette di valutare più nel dettaglio gli apparati valvolari e verificare la presenza di coaguli di sangue all’interno dell’atrio sinistro così come di masse tumorali o infettive adese alle valvole o alle pareti cardiache.
Al San Jacopo è disponibile tutta l’apparecchiatura per eseguire l’eco, comprese le sonde (che costano decine di migliaia di euro) ma non sarebbe stato trovato il posto dove collocare l’apparecchio che pulisce le sonde. Questi esami, eseguiti dai cardiologi, sono a disposizione di tutti i reparti. Ecco quindi che da mesi i pazienti sono dirottati su Pescia.
Un altro paradosso di un ospedale all’avanguardia è purtroppo la situazione delle fibrobroncoscopie. La fibrobroncoscopia flessibile è un'indagine che permette agli pneumologi di osservare direttamente le vie aeree superiori, la trachea e l'albero bronchiale, di prelevare secrezioni prodotte dai bronchi e di eseguire biopsie (prelievi di tessuto da sottoporre ad esame al microscopio). Utile sia per la diagnosi sia per la terapia, fa uso di un fibrobroncoscopio, un tubo sottile che è spinto nella zona del corpo da esaminare attraverso la bocca od il naso e che è provvisto di una piccolissima telecamera. In tal modo si visualizzano delle immagini direttamente su un monitor. Solo che la macchina che permette di visualizzare le immagini è guasta, e da diversi mesi. È un apparecchio del costo di poche migliaia di euro. Ora l’esame viene fatto senza ripresa video: un handicap per la diagnosi dei tumori, viene sottolineato da alcuni medici. Con i centri a cui sono indirizzati i pazienti che non possono contare sulle immagini e le persone che possono essere chiamate a ripetere l’esame.
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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