Italia
Costretti a murare la porta per sottrarsi agli allagamenti
Lo stratagemma di una famiglia di Barba: un muro alto mezzo metro, da scavalcare ogni giorno «Meglio essere costretti a questo per entrare in casa che essere invasi dall’acqua»
QUARRATA. Quando le istituzioni non intervengono, al cittadino tocca far da sé: anche costruendo dei muretti di mezzo metro sulla soglia di casa nel tentativo di arrestare la furia dell’acqua durante l’emergenza. Magari sopra ai mattoni la gente mette delle piastrelle per dare una parvenza di decoro a ciò che ormai, a furia d’allagamenti e pareti che puzzano di muffa, di degno ha ben poco.
Il risultato non cambia: meglio scavalcare la barriera murata ogni giorno, per più volte al dì, che ritrovarsi sommersi dall’acqua fangosa. Lo sa bene Ejlli Kate che quel muro l’ha issato dentro casa, a mezzo centimetro dal portone, dopo gli allagamenti del 18 marzo 2013. Da allora lei, suo marito e i suoi due bambini di 4 e 8 anni lo attraversano ogni giorno. Ma d’altra parte siamo al Barba, in via di Brana, e qui, ci raccontano gli abitanti della zona, le barriere - di lamiera o di legno - la gente le tiene fisse al cancello dall’autunno fino alla primavera.
Ieri mattina Daniele Manetti, dei Comitati civici della Piana contro le alluvioni e di Legambiente, è andato sul posto. Ha invitato anche il vicesindaco Gabriele Romiti, che durante il sopralluogo preciserà di essere già stato in zona nelle scorse settimane. La situazione è apparsa drammatica, non solo materialmente ma anche psicologicamente. Crisi di nervi e ansia diventano mostri quotidiani per chi ha paura di perder tutto in una sola notte di pioggia. «Quattro volte in un mese è un’emergenza? No – dicono i residenti – È una catastrofe». Per proteggere i caseggiati durante l’ultima giornata nera del 10 febbraio, alcuni cittadini hanno alzato delle barriere con i sassi.
«Per fortuna - spiegano - ci s’ha il Chievoloni vicino che vende materiali edili». Si tratta di una decina di famiglie al confine tra Quarrata e Pistoia. In poco più di un mese hanno visto arrivare l’acqua ai loro portoni una, due, tre, quattro volte. E per qualcuno non si è fermata sulla soglia. Sandra Bugetti, ad esempio, con le piene di lunedì scorso si è ritrovata a dover fare i conti col terzo allagamento da gennaio ad oggi. Stessa cosa per Barbara Casini, che lotta contro questo dramma da anni. L’alluvione del Natale 2009 si è inghiottita anche il suo abito da sposa. Era di seta e di pizzo, salvarlo dal fango è stato impossibile.
E poi c’è Laura Gambarotto che chiede: ma i danni morali, chi ce li paga? «Viviamo nella paura ad ogni emergenza – ripete – Ogni ora, di notte, uscire di casa per vedere a che punto è il fosso… Guardi com’è ridotto – dice - Ci prendiamo tutta l’acqua di Pistoia». Ed è proprio qui il problema: in quel piccolo corso che attraversa Guado dei Sarti e allaga il primo tratto quarratino di via di Brana. C’è anche un dosso a un certo punto della strada, che oggi, per i residenti, sta diventando l’ennesima fonte di preoccupazione perché blocca l’acqua e, dicono, non serve a frenare le auto che sfrecciano a tutta velocità di giorno e di notte.
Sono anni che queste famiglie chiedono un intervento al Comune, ma finora la risposta è stata sempre la stessa: “Non abbiamo i soldi”. Adesso però, la faccenda sembra destinata a cambiare. Lo ha detto ieri, davanti agli abitanti della zona, il vicesindaco Romiti. «Avevamo già avuto un incontro con il Comune di Pistoia (che deve fare i lavori, ndr) tre settimane fa per chiedere di intervenire. Entro la fine del 2014 – assicura – qui vogliamo risolvere. Il progetto esecutivo è pronto. Aspettiamo i finanziamenti dalla Regione Toscana. Andranno a fare una tubazione nuova sotto, fino a via Bottaia, per portare l’acqua all’Ombroncello e, da qui, al Quadrelli, fino poi (quando sarà pronta) alla cassa d’espansione della Quarciola».
«Ogni mese – dice Manetti – torneremo in via di Brana come Comitato per monitorare la situazione. C’è bisogno – sottolinea – che Pistoia faccia anche una cassa d’espansione per l’Ombroncello, quest’opera è fondamentale per noi. La gente non può vivere “murata viva” in casa».
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