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Pistoia

Traffico di rifiuti, indagini già 23 anni fa

Traffico di rifiuti, indagini già 23 anni fa

Parla l’ispettore che portò avanti le inchieste: nessun nuovo nome nelle “rivelazioni” del pentito Carmine Schiavone

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PISTOIA. Tutte ipotesi di reato su cui la Procura della Repubblica di Pistoia indagò a suo tempo, rinviando a giudizio decine di persone. O trasmettendo gli atti ai magistrati competenti per territorio, soprattutto campani e pugliesi.Niente di nuovo insomma: da vent’anni erano ben note alle forze dell’ordine della nostra provincia, e soprattutto agli uomini della sezione di pg del Corpo forestale dello Stato, le presunte rivelazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, cugino del boss Francesco “Sandokan” Schiavone, rese alla commissione parlamentare d’inchiesta nel lontano 1997 ma desecretate solo nell’ottobre scorso.

Nessuno è rimasto quindi con le mani in mano davanti a quei traffici sospetti di rifiuti solidi urbani che dalla Toscana e da Pistoia partivano alla volta della Campania e delle sue famigerate discariche. A sottolinearlo è stato l’ispettore superiore Daniele Pieraccioni, responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Forestale presso la procura, invitato a parlare, sabato pomeriggio, all’incontro organizzato da Legambiente nel chiostro del Museo Marino Marini su “Terra dei fuochi ed ecomafie”.

Proprio partendo dalle dichiarazioni di Schiavone, rimbalzate con clamore su tutti organi di stampa, Legambiente di Pistoia ha presentato nei giorni scorsi un esposto in procura: «Per chiedere – ha spiegato nell’occasione Antonio Sessa, presidente del circolo pistoiese, riferendosi ai traffici di rifiuti in partenza da Pistoia tra il 1988 e il 1991 – perché questi fatti sostanzialmente vengono alla luce solo adesso».

E sabato la procura ha dato la sua spiegazione, nel corso dell’incontro in cui ha parlato Massimo Scalia, ex presidente della commissione di inchiesta sulle ecomafie, che raccolse le dichiarazioni del pentino.

L’inchiesta del 1990-91. L’ispettore Pieraccioni, che condusse in prima persona tutte le indagini pistoiesi assieme all’allora Usl, che tra il 1990 il 1991 furono denunciate diverse decine di persone: sindaci, dirigenti pubblici, imprenditori, autotrasportatori. Il pm Dedato raccolse una corposa mole di elementi su un traffico di rifiuti solidi urbani: raccolti dalla ditta di Oliviero Zavagli (che aveva vinto l’appalto all’Abetone e in sette comuni della Valdinievole, venivano stoccati nella stazione di trasferimento di Montecatini e poi inviati, quasi totalmente, in discariche di Campania, Marche e Puglia (quelle poi finite negli anni al centro di inchieste e polemiche). In parte venivano caricati sui camion della ditta Zavagli, in parte su quelli di altre ditte di trasporto toscane, in parte su quelli dell’imprenditore campano Luca Di Avolio. Il tutto in violazione della normativa sul subappalto, sui rifiuti e sul trasporto, e in particolare della legge regionale campana che vietava l’importazione di rifiuti da fuori regione (per tale reato, che si avvaleva anche di autorizzazioni false o illegittime su carta intestata della Regione Campania) la procura trasmise gli atti ai magistrati campani competenti). A Pistoia, Di Avolio, pur di vedersi dissequestrare due suoi camion, patteggiò la pena. Alla fine delle indagini in 42 vennero rinviati a giudizio davanti al pretore Perini, che nel 1994 condanno solo per alcuni reati su rifiuti e trasporto in conto terzi Zavagli e un altro imprenditore. Titolari di ditti, amministratori e impiegati pubblici furono invece assolti: la legge nel frattempo era cambiata e i fatti contestati sul subappalto non erano più previsti come reato ma come semplici illeciti amministrativi.

L’inchiesta del 1992. La seconda indagine svolta dalla pg della Forestale, nel 1992, riguardò i rifiuti solidi urbani inviati, fin dal 1990, dall’inceneritore di Montale alle discariche della ditta “Al.Ma” di Luca Di Avolio, in Campania e in Puglia. L’inchiesta partì dal controllo di due autoarticolati carichi di Rsu e diretti alla discarica di Sessa Aurunca (Caserta) gestita da Vincenzo Iassa e Vincenzo Daerino). Per quanto riguarda i reati commessi dai titolari delle discariche indagati gli atti vennero trasmessi alle procure competenti. La maggior parte dei soggetti coinvolti del traffico illecito di rifiuti furono arrestati poi nell’operazione “Adelphi” della Dda di Napoli , che, iniziata nel 1991, portò poi al rinvio a giudizio di Lacua Di Avolio e altre 19 persone, molte delle quali già individuate dalla procura di Pistoia e poi nominate da Carmine Schiavone ben 16 anni dopo.

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