Il Tirreno

Pistoia

Alluvioni, i vivai si sentono innocenti

di Beatrice Faragli
Alluvioni, i vivai si sentono innocenti

Coro di repliche alle accuse dei residenti della Piana: «Ci sono allagamenti in tutta Italia, anche dove non ci sono vivaisti»

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PISTOIA. Fuori dai vivai. E’ lì che secondo il direttore della Coldiretti pistoiese, Vincenzo Tropiano, va ricercata la causa dei frequenti allagamenti che stanno mettendo in ginocchio la Piana.

«Non nella vasetteria e nei terreni rialzati, ma nella mancata manutenzione dei fossi e nel cieco ambientalismo sta il vero problema».

Contro i vivai che spuntano come funghi in quelli che un tempo erano campi coltivati, oppure lasciati a erba, e soprattutto contro la violazione delle regole e i presunti mancati controlli, giovedì sera hanno puntato il dito alcuni residenti delle frazioni quarratine colpite dagli allagamenti del 30 e 31 gennaio, durante l’assemblea organizzata a Olmi dai Comitati civici locali e da Legambiente. C’è anche chi ha chiesto al sindaco, Marco Mazzanti, di bloccare i nuovi vivai fino alla messa in funzione della cassa d’espansione della Querciola per acque basse. «Prima di due anni fa – ha raccontato Franca Caramelli, di Vignole – qui l’acqua non s’era mai vista. Ora, invece, le nostre strade si allagano sempre. Terreni impermeabilizzati, vasetteria, costruzioni rialzate: sono regolari?».

La stessa denuncia è arrivata da altre zone di Quarrata, come quella di via Nuova e di via del Cantone. Ma i vivaisti non ci stanno a prendersi la colpa all’indomani di ogni emergenza. «Penso che sia diventata una moda generale dare sempre la responsabilità ai vivai: sia quando ci sono gli allagamenti d’inverno, sia quando manca l’acqua d’estate – dice Fabrizio Tesi, dell’azienda vivaistica Giorgio Tesi Group – Capisco la situazione e lo stato d’animo di chi si ritrova con l’acqua in casa, perché ci sono passato anche io l’ultima volta, e prima – precisa - non era mai accaduto, ma occorre ricordare che là dove ci sono i vivaisti c’è anche grande attenzione alla regimentazione delle acque. Il problema è nella manutenzione generale dei corsi. Se l’acqua potesse scorrere e avere il suo andamento naturale, la situazione cambierebbe. La stragrande maggioranza delle vasetterie – sottolinea Tesi sull’impermeabilizzazione dei terreni – sono ormai fatte solo con materiali che fanno filtrare l’acqua. In questi vivai inoltre, ci sono dei bacini di raccolta: fondamentali perché vengono usate anche come riserva durante l’estate. Così come fondamentale è tenere puliti i fossi dentro le nostre attività: siamo i primi a non voler andare sott’acqua». Tesi parla ovviamente di un vivaismo fatto nel rispetto delle regole. Il problema, che poi è anche la richiesta dei cittadini, è capire quanto queste regole siano effettivamente rispettate nella pratica. Un’ultima considerazione dal legale rappresentante della Giorgio Tesi group: «In questo periodo di piogge intense mezza Italia sta subendo alluvioni e allagamenti, e i vivai mica ci sono in quei posti. C’è l’incuria dell’uomo però, ma – conclude - non ci sono i vivaisti».

Tropiano, Coldiretti, riconduce l’aggravarsi della situazione al blocco degli interventi sul reticolo primario e secondario. «Il problema – dice – non è certo il vivaismo. “Riprofilare” i fossi è diventato praticamente impossibile per via della normativa nazionale, assolutamente da cambiare, che considera i materiali che vengono tirati fuori dal letto come dei rifiuti pericolosi, da smaltire quindi in una certa maniera e a costi elevati, senza contare che quel terreno non può più essere utilizzato per alzare gli argini. Tutto questo, insieme alla scarsità di risorse, blocca gli interventi e progressivamente, senza manutenzioni, il letto del corso d’acqua diminuisce in portata. Le conseguenze sono quelle che vediamo. Occorre infine superare il cieco ambientalismo che guarda solo alla tutela di quella certa specie di gambero o di rana ma non tiene mai in considerazione l’ambito di antropizzazione»..

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