Una cucina per disabili dal design di Andrea Bruni
Si chiama Trottola ed è stata realizzata da un team che comprende anche il disegnatore pistoiese: per costruire il prototipo si sono autofinanziati
PISTOIA. Il nome fa pensare subito ad uno dei giochi più amati dai bambini, eppure questo progetto è rivoluzionario e serve per provare a far sentire tutti sullo stesso piano. Si chiama “Trottola” ed è il primo prototipo di cucina per persone con problemi di inabilità permanente o temporanea, ma che è tranquillamente utilizzabile anche dai normodotati di altezza media.
Il progetto è stato portato avanti da Marco Macrì e Valerio Monticelli e successivamente rielaborato grazie al pistoiese presente nel gruppo, vale a dire Andrea Bruni, tramite il Mp Design Studio di Sesto Fiorentino dove “Trottola” è nata, è cresciuta, si è sviluppata e spera, un giorno, di poter entrare nelle case degli italiani e non solo, come un’altra famosa cucina. Le sue caratteristiche principali? Si tratta di un blocco unico e circolare che può rotare fino a 180 gradi per qualsiasi esigenza dell’utente e così si possono raggiungere facilmente tutti gli angoli della cucina stando fermi, soprattutto per chi è sulla propria carrozzina. Inoltre, il piano cottura e di appoggio è regolabile a diverse altezze: una di settanta centimetri, che è il limite minimo di visuale che può avere chi si trova su di una sedia a rotelle, ed una di novanta centimetri. Il problema attuale, infatti, è uno solo: il gruppo fa fatica ad ottenere riconoscimenti e consensi dagli esperti del settore e tutti i tentativi di trovare dei finanziatori sono andati disattesi.
Però, così facendo, c’è il rischio di veder arenare per sempre “Trottola” che, per farla finalmente decollare, avrebbe bisogno di un budget esiguo, circa 5mila euro. «È un progetto che viene portato avanti da sei anni – dice Andrea Bruni, il pistoiese presente nel gruppo di lavoro – ma, come spesso succede per lavori del genere, ha incontrato tantissime difficoltà. Fin dai primi tempi, infatti, chi produce cucine non valuta questo esperimento per quello che è e, anzi, ritiene tutta la struttura particolarmente ingombrante. Addirittura, finora ci sono stati molti più interessamenti, per esempio, da chi produce cappe per i fumi di scarico».
Ma i tre ragazzi non sono rimasti con le mani in mano ed anzi hanno progredito ulteriormente il progetto: “Trottola” infatti, per diventare operativa, dovrà essere venduta come un pezzo di una normale cucina. «Ci siamo autofinanziati il blocco centrale – prosegue Andrea Bruni – in modo da portare in giro il prototipo e non disegni sulla carta per essere più appetibili sul mercato. Altrimenti, finora, tutti ci vedevano come visionari ma non è così: noi vogliamo rendere più facile la vita a chi ha avuto problemi motori gravi e questa può essere una soluzione. Non facciamo questo a scopo di lucro ma semplicemente per dare una mano alla ricerca scientifica ed a tutti quelli che ne hanno bisogno».
Saverio Melegari
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