Il liceo “Petrocchi” senza aule chiede aiuto all’Uniser
PISTOIA. Il Petrocchi è senza spazi. E allora un gruppo di genitori fa appello ai soci dell’Uniser ed alle Istituzioni Provinciali della città di Pistoia. «Siamo un gruppo di genitori di alunni...
PISTOIA. Il Petrocchi è senza spazi. E allora un gruppo di genitori fa appello ai soci dell’Uniser ed alle Istituzioni Provinciali della città di Pistoia.
«Siamo un gruppo di genitori di alunni frequentanti il Liceo Artistico Policarpo Petrocchi – si legge nella lettera aperta – vogliamo portare la città a conoscenza di un problema che riguarda le attività didattiche dei loro ragazzi.
«Il Liceo negli ultimi anni è molto cresciuto quanto al numero degli studenti e non è stato facile trovare locali idonei per lo svolgimento delle lezioni. Vogliamo dare atto alle Istituzioni del loro impegno, a partire dalla dirigente scolastica per arrivare alla Provincia.
«Purtroppo negli ultimi tempi la situazione è peggiorata e nonostante il gran lavoro svolto e le soluzioni individuate, i ragazzi ed i docenti manifestano ancora il loro disagio nello svolgimento delle lezioni.
«Abbiamo da poco appreso che una soluzione definitiva potrebbe essere la sistemazione del Liceo nei locali dell’ex Ospedale del Ceppo, soluzione individuata dal Comune, che ringraziamo, ma che ovviamente richiede il tempo necessario per poter essere utilizzato come edificio scolastico.
«Nel frattempo abbiamo oltresì appreso che presso i locali dell’Uniser esistono aule attualmente non occupate.Ci rivolgiamo quindi ai soci del Consorzio Uniser ed al proprietario dell’immobile affinché, insieme, si possa trovare una soluzione temporanea che permetta ai nostri ragazzi di svolgere le loro attività in modo più proficuo e con meno disagi. Sarebbe una risposta utile non solo alla scuola ma all’intero territorio pistoiese di cui la scuola è parte fondamentale. Siamo consapevoli delle difficoltà sia tecniche che burocratiche che questa soluzione, pur temporanea, può trovare ma chiediamo a chi ha le responsabilità politiche e morali di mettersi una mano sulla coscienza».
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