Costretti a convivere con l’incubo inondazioni
Domani le famiglie del nuovo insediamento di Spazzavento incontreranno il sindaco Bertinelli per chiedere interventi per la definitiva messa in sicurezza
PISTOIA. Ogni volta che piove, torna la paura. Ancora troppo vividi i ricordi del disastro causato dall'inondazione del 21 ottobre scorso: di quell'effetto Vajont prodotto quella notte dalle acque che scendevano vorticosamente lungo il pendio della collina e che, scavalcando il muretto, si rovesciavano nei parcheggi trasformandoli in una piscina. Una paura con la quale le ventiquattro famiglie residenti nel nuovo insediamento di via Onorio Galligani, a Spazzavento, non vogliono più convivere. Per questo, per evitare il ripetersi di simili episodi, che le villette costruite dalla copperative Abit-Coop e Gamma finiscano di nuovo allagate, si sono riuniti in un comitato, il "Comitato 21 ottobre" appunto.
Il loro obiettivo è la messa in atto di un piano preventivo, di un progetto che individui gli interventi necessari per la messa in sicurezza. E domani una loro delegazione incontrerà il sindaco Samuele Bertinelli per discutere del loro diritto alla sicurezza.
Portavoce dell'angoscia delle famiglie che vivono nelle villette sottostanti la collina di Giaccherino, negli anni stravolta dall'incuria e da interventi sconsiderati, si è fatto Mauro Matteucci, uno dei componenti del comitato, a cui l'inondazione di tre mesi e mezzo fa ha causato 30mila euro di danni.
«È comprensibile – spiega – l'ansia continua delle persone che, anche nei giorni passati, hanno trascorso notti insonni, temendo il ripetersi del rovinoso evento. Le assemblee tenute dal Comitato e i sopralluoghi dei tecnici comunali hanno evidenziato un quadro preoccupante da monte a valle, aggravato dall'estrema fragilità del sistema di deflusso delle acque realizzato al momento della costruzione delle abitazioni. La causa prima della rottura dell'equilibrio idrogeologico, secondo molti va individuata nello scasso prodotto nel terreno collinare con i seminterrati – che i progettisti dicono imposti dalla precedente amministrazione – come dimostrano allagamenti verificatisi nelle aree dei parcheggi (in cui sono state installate pompe idrovore insufficienti) già durante la costruzione e la persistente umidità negli interrati».
Carenze a cui si aggiunge l'estremo degrado della collina causato dalla mancata manutenzione dei terreni e della quasi inesistente regimazione delle acque dei fossi.
«A valle, oltre la ferrovia – prosegue – lo sbocco dei fossati appare molto ridotto per la caduta di materiali. Tutto questo determina, nei casi di sovrabbondanza di acque, una specie di "collo di bottiglia" con il rischio di gravi conseguenze per le abitazioni vicine. La mancanza di ogni ripulitura da molti anni di questi fossati, insieme alle casse di contenimento, è più che evidente: chi vi doveva provvedere? Perché non l'ha fatto?».
Il comitato invoca perciò interventi che non siano solo parziali o di tamponamento.
«Sono necessarie risposte e impegni concreti insieme a risorse adeguate, per rispondere alle giuste aspettative di chi ha pagato in prima persona con costi altissimi sul piano economico e morale». (m.d.)
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