Il presidio
La Banca di Pistoia riparte da Farnesi
L’avvocato subentra al direttore Marradi col compito di cancellare le perdite, già in parte recuperate, entro il 2015
PISTOIA. Riparte da Maurizio Farnesi, avvocato esperto in recupero crediti e gestione dei rischi, la scommessa della Banca di Pistoia di riportare il bilancio in pareggio dopo cinque anni di rincorsa. Una fase segnata dalla direzione di Giancarlo Marradi, una sorta di “commissario” della banca impegnato a tappare le enormi falle aperte negli anni dei “crediti facili” non ancora del tutto recuperati. Marradi lascia per la pensione, dopo cinquant’anni trascorsi nel mondo bancario, che lo hanno portato a dirigere istituti di diverse regioni italiane e, qui a Pistoia, la Cassa di Risparmio. L’obiettivo prefissato dal presidente Vittorio Nardini e dal nuovo direttore Farnesi: tornare in pareggio nel 2015 dopo la forte riduzione del buco che nel 2012 (ultimo bilancio approvato) ammontava ancora a 5 milioni di euro. Ma andiamo con ordine.
Il cambio di testimone. Marradi lascia la direzione a Farnesi, uno scambio di testimoni che, come dice il presidente Nardini, «vuole essere all’insegna della continuità. Ancora la banca nell’esercizio 2013, di cui approveremo il bilancio nei prossimi giorni, risente gli effetti dei grossi problemi che hanno contrassegnato gli ultimi esercizi. Ma confidiamo di recuperare la redittività entro il 2015, anche grazie all’auspicata ripresa economica. Siamo quasi alla fine del tunnel». Farnesi, che si dice «pistoiese doc» fonderà il suo mandato sul lavoro svolto per quindici anni a fianco di Marradi, prima alla Cassa di risparmio e poi alla Banca di Pistoia. «Dobbiamo proseguire sulla strada imboccata in questi anni. Siamo coinvinti che il traguardo sia vicino. Abbiamo intrapreso alcune operazioni grosse da portare avanti, come il salvataggio del gruppo Giusti. La nostra deve restare una banca del territorio vicina alle imprese alle famiglie. Io sono ancora un umanista, convinto che numeri e bilanci sono importanti sì, ma non sono tutto: conta anche la conoscenza diretta delle persone e dei progetti. Conta il capitale umano, inteso sia come dipendenti che come compagine sociale».
Dipendenti salvati, soci aumentati. Nardini e Marradi tengono a dire che, nonostante la banca sia stata a un passo dal default, in questi cinque anni «non abbiamo fatto neppure un licenziamento». E i soci sono aumentati, passando dai 2852 ai 4611 del 2013, con un incremento di 1759 unità. In soldoni, questo significa un incremento del capitale soci di 2 milioni ed oggi pari a poco più di 3 milioni.
Anticipazioni del bilancio. In attesa di conoscere l’entità del conto finale, comunque ancora in rosso, Marradi ha fornito qualche dato sul bilancio 2013. Negli ultimi 2 anni la banca ha accantonato credito per oltre 30 milioni, che sommati ai precedenti danno 60 milioni. «Come ha fatto una piccola banca come la nostra a resistere? L’attività è sempre stata positiva. La raccolta diretta è aumentata di 86 milioni (+ 18%), gli impieghi di 113 milioni (+26%). Dopo aver fatto rettifiche di valore per 16 milioni, la banca ha continuato a sopportare i disagi passati, ma è viva e vegeta. Le sofferenze adesso rappresentano appena lo 0,8-1% del totale. Aggiungiamo che gli ultimi mille soci hanno sottoscritto 1,8 milioni di euro».
Giusti e Santucci. Il gruppo edile pistoiese e l’immobiliarista fiorentino sono i due maggiori protagonisti della crisi della Banca di Pistoia. Col primo la banca vanta un credito di 12,5 milioni, col secondo di 13 milioni. «Assurdo che una banca cooperativa come la nostra possa concedere questi crediti - dicono Marradi e Farnesi - La nostra politica è cambiata è abbiamo un tetto di pochi milioni, oltre il quale non si va».
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