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Pistoia

A 13 anni riproducono la fusione a freddo

A 13 anni riproducono la fusione a freddo

Pistoia: l’esperimento di tre ragazzi nel garage di casa di uno di loro: «Nessun minorenne ci era riuscito»

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PISTOIA. Anche Pistoia ha i suoi “ragazzi di via Panisperna”. Sono Matteo Matteini e Ivan Perrella, con la preziosa collaborazione di Giulia Ricciardi. Rispetto a Fermi, Amaldi, Majorana e gli altri illustri fisici che, molto giovani, negli anni Trenta del secolo scorso realizzarono in laboratorio il primo reattore nucleare, i fisici pistoiesi sono ancora più giovani, anzi giovanissimi. Hanno 13 anni e frequentano la 3ª D della scuola media Marconi di via Puccini.

All’inizio del mese scorso hanno realizzato un esperimento nel garage di casa, a quanto dicono con sicurezza documentata, «unici minorenni al mondo ad esserci riusciti». Si tratta della fusione a freddo. La fusione nucleare a freddo, auspicata da decenni non solo dagli scienziati perché consentirebbe di produrre energia nucleare senza produrre le temibilissime scorie, è un nome generico attribuito a presunte reazioni di natura nucleare, che si produrrebbero a pressioni e a temperature molto minori di quelle necessarie per ottenere la fusione nucleare "calda", per la quale sono invece necessarie temperature dell'ordine del milione di kelvin e densità del plasma molto elevate. Molti scienziati sono scettici: fino ad oggi, l'esistenza stessa di questi fenomeni non è stata dimostrata in modo definitivo, anzi l'opinione prevalente nella comunità scientifica è che tutte le evidenze proposte siano effetto di errori di misurazione o di fenomeni non nucleari.

Fatto sta che i ragazzi pistoiesi l’esperimento lo hanno fatto, riproducendo, come hanno intitolato gli stessi ragazzi un video da loro girato su Youtube, “una stella in un barattolo”. «Grazie a mio padre ingegnere in un’azienda elettronica - dice Matteo, appassionato di fisica e di esperimenti fin da piccolossimo, mentre Ivan è l’informatico del gruppo - e a Giulio Nesti che ci ha appoggiato nella logistica, abbiamo potuto allestire il garage di casa mia con tutta la strumentazione necessaria: voltometro, amperometro, herzometro e quanto serve per riuscire nell’impresa. Fondamentale un tavolo per lo scarico a terra, altrimenti si correva il rischio di restare folgorati da scariche elettriche terribili, oppure bruciati da temperature nell’ordine di 3-4000 gradi o, ancora, che esplodesse tutto». L’esperimento, che si è svolto il 3 gennaio scorso, alla fine è riuscito dopo una ventina di fumate nere. «Il tutto è durato circa mezzora, non di più e ci ha lasciati stupiti, oltre che molto soddisfatti». Il primo risultato pratico e tangibile della “fusione” lo descrivono i ragazzi: «Abbiamo prodotto un liquido saponoso che non produce alcuna tossina e ci siamo lavati le mani».

Un effetto dell’esperimento, raccontano Matteo e gli altri, è stato quello di mettere fuori uso televisori e cellulari a causa del forte campo elettromagnetico prodotto. A scuola compagni e insegnanti sono orgogliosi dei loro piccoli scienziati ma, tiene a precisare l’insegnante di astronomia, «hanno fatto tutto da soli».

Francesco Albonetti

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