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Pistoia

Trovati sacchi con corpi senza un nome

Trovati sacchi con corpi senza un nome

La macabra scoperta fatta dalla Guardia di Finanza durante le indagini per il traffico di lapidi usate. A chi appartengono?

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PISTOIA. Le indagini erano partite non solo dalle lamentele di cittadini su un presunto traffico di tombe riciclate nei cimiteri comunali. Ma anche da alcune denunce presentate da coloro che si erano ritrovati a non avere più alcuna certezza sulla fine che avevano fatto le spoglie dei loro cari riesumati. Proprio per questo tra le accuse nei confronti dei due necrofori finiti al centro dell’inchiesta della Finanza, culminata venerdì con sequestri e perquisizioni, c’è anche quella di distruzione e soppressione di cadavere.

Di tale reato sono accusati Guido Tesi, 49 anni, fino allo scorso ottobre dipendente della Manutencoop-Cagi (associazione di imprese che ha in gestione i servizi cimiteriali per il Comune di Pistoia); e Alessandro Tonini, 51 anni, anche lui operatore cimiteriale della stessa cooperativa.

Gli indizi raccolti dai finanzieri della sezione di pg della procura dallo scorso marzo ad oggi hanno acquistato un maggior valore probatorio proprio in seguito alle perquisizioni eseguite l’altra mattina. Nel deposito del cimitero comunale di Pistoia dove vengono provvisoriamente ospitati i resti delle riesumazioni in attesa che i familiari ne decidano la destinazione (cremazione, ossarietti, ossari comuni), infatti, sono stati scoperti quindici sacchi neri contenenti spoglie umane senza alcuna indicazione riguardo all’identità del defunto, come invece era stato regolarmente fatto per altri 6 sacchi presenti nel locale. Sarà quasi impossibile a questo punto accertare a chi appartengano: un eventuale esame del Dna presupporrebbe un campione con cui eseguire un confronto, ma in questo caso non c’è il minimo indizio su chi possano essere i familiari.

Le denunce raccolte dalla procura quasi un anno fa, comunque, lamentavano di casi in cui i familiari si erano presentati al cimitero per avere notizie dei resti dei loro cari riesumati senza la loro presenza e si erano visti rispondere dai necrofori in servizio che al momento non erano in grado di dare loro una risposta. Per poi, in un caso, essere ricontattati e informati che i resti erano stati recuperati: se non ché, una volta al cimitero, si erano trovati davanti ad un anonimo sacco nero. Come quelli trovati venerdì mattina.

Gli altri reati. Tesi e Tonini sono accusati anche di peculato e (in quanto incaricati di un pubblico servizio) di abuso d’ufficio, in concorso con due imprenditori del settore: Gerardo De Rose, titolare di una rivendita di fiori al cimitero comunale di Pistoia, e Paolo Pisaneschi, marmista con attività a Villa di Cireglio e Campotizzoro. In seguito alle perquiszioni di venerdì mattina, per tali reati è indagato anche Stefano Lupi, che ha una rivendita di articoli funerari a Prato ma che è stato trovato in possesso anche di accessori usati probabile provento dell’attività di riciclaggio messa in piedi dai necrofori pistoiesi.

Il reato di peculato (anche questo, come gli altri, commesso a partire almeno dal marzo 2012) si sarebbe consumato nel momento in cui Tesi e Tonini si sarebbero appropriati di lapidi, pietre tombali e accessori funebri rimossi dalle tombe dei cimiteri comunali (a volte anche prima delle riesumazioni) per risistemarli e rivenderle con la complicità degli imprenditori. Quello di abuso d’ufficio per aver svolto questo traffico approfittando della loro veste di incaricati di pubblico servizio e durante l’orario di lavoro. Ai due necrofori è addirittura contestato il fatto di aver trasportato gli ornamenti funebri in un locale del cimitero comunale di Sant’Angelo, utilizzato dal Tesi come proprio laboratorio o deposito dove mostrare ai clienti la merce.

In soli due mesi, secondo la Finanza, tale attività avrebbe fruttato circa 16.000 euro.

Il dipendente comunale. Nicola Livi, 55 anni, è accusato di favoreggiamento personale nei confronti del Tesi (per tutti i reati a lui contestati) e di rivelazione di segreti d’ufficio. Ispettore cimiteriale, la sua colpa sarebbe quella di averlo aiutato a portare avanti la sua attività illecita omettendo di effettuare dei controlli e di denunciare all’autorità giudiziaria le violazioni ripetutamente segnalate dai cittadini che si rivolgevano al suo ufficio per lamentarsi di ciò che succedeva nei cimiteri del Comune. Inoltre, avrebbe rivelato al Tesi e agli altri necrofori che la procura, nel marzo 2103, aveva parto un’indagine nei loro confronti. (m.d.)

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