Quella Shoah dimenticata che toccò anche Pistoia
Incontro alla Fondazione Caripit con il racconto della deportazione degli ebrei Un libro e uno spettacolo teatrale per fare emergere le responsabilità
PISTOIA. Con una legge del 20 luglio 2000, la Repubblica riconosce il 27 gennaio come data simbolica per ricordare la Shoah: quel 27 gennaio del 1945 in cui i soldati dell'Armata Rossa abbatterono i cancelli di Auschwitz, e liberarono i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista.
Un giorno per non dimenticare che la storia è fatta di nomi, di volti, di uomini e di luoghi ancora vivi. E per non dimenticare che anche la provincia di Pistoia è stata teatro di quella storia.
A far luce sul caso pistoiese e più in generale sulla responsabilità italiane nello sterminio ieri è stato Pardo Fornaciari, che ha presentato il suo libro "L'Universo minore. Confino, internamento, concentramento, deportazione degli Ebrei. Le responsabilità italiane ed il caso di Pistoia", presso la sede della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Una mattinata all'insegna della memoria, organizzata e promossa da Legambiente, che ha curato anche l'edizione del libro.
Ed è una commemorazione diversa quella che Legambiente propone già da qualche anno, ponendo l'accento su «questioni che spesso cadono nel dimenticatoio, come la responsabilità italiana nella Shoah» come sottolinea Antonio Sessa (Legambiente Pistoia). Ad aprire la mattinata gli interventi dell'assessore comunale Elena Becheri e Silvano Calistri, presidente del consiglio provinciale.
Durante la presentazione Fornaciari ha raccontato come anche nella provincia pistoiese siano esistiti luoghi di internamento, dove intere famiglie ebree furono rinchiuse e poi deportate insieme a ebrei sfollati, per mano di italiani: luoghi come Prunetta, Montecatini, San Marcello, Cutigliano, Borgo a Buggiano. «Per la deportazione di due sorelle pisane sfollate a Prunetta verrà denunciato il questore di Pistoia, che però la farà franca come molti altri» ricorda Fornaciari.
Alla presentazione del libro sono seguiti suggestivi canti e letture interpretati da Fornaciari: dai passi ripresi da Primo Levi ai canti religiosi ebraici, fino al brano sulla strage della Garfagnana messa in atto da una divisione italiana delle SS. «Non bisogna dimenticare che furono 20mila gli italiani che entrarono volontariamente nelle Ss».
Ricordare è un dovere, e lo è ancora di più tramandare la memoria ai più giovani. Per questo a chiudere la mattinata di commemorazione sono stati gli studenti dell'istituto Einaudi che, con la collaborazione di alcuni colleghi dell'istituto Pacini, hanno messo in scena lo spettacolo teatrale "Non avevano niente di umano" scritto anche questo da Pardo Fornaciari, sull'orrore della Shoah. «Questo testo l'abbiamo sentito abbastanza vicino – spiegano le giovani studentesse Martina Parise e Paola Bartolini – ci abbiamo lavorato a partire da novembre con la compagnia di teatro della scuola, e all'inizio è stato molto difficile capirlo davvero. È una cosa che fa male ricordare, ma ci sono persone che ancora oggi devono fare i conti con il concetto di razza».
Anche la responsabilità è un tema centrale. «Il 27 gennaio è un giorno importante – spiega Ray Kalaria, della 4A Einaudi – a parte i discorsi di circostanza, tutti devono ricordare quello che hanno fatto e quello che è successo».
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