Il Tirreno

Pistoia

Birra che passione Rinasce lo storico stabilimento Magni

Birra che passione Rinasce lo storico stabilimento Magni

Con quattro soci Marco Pettini ha ripreso l’attività fondata a Spedaletto nel 1985 spostandola temporaneamente a Prato

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PISTOIA. La passione quando c’è e non può essere nascosta. Marco Pettini, 57 anni, romano di nascita e pistoiese d’adozione, imprenditore e presidente del consorzio Marketing turistico territoriale, ci parla della sua passione che ha accomunato lui ed altri quattro soci nella produzione di birra riportando alla luce l’antico birrificio Magni fondato nel 1875. Il marchio Magni fu fondato da Francesco Magni, imprenditore e uomo di cultura, originario della zona di Sambuca e Spedaletto, dove si trovano le rovine del vecchi stabilimento. L’ampia disponibilità di cereali ed acqua hanno permesso di dar vita al birrificio, in una zona di passaggio e quindi altamente frequentata, grazie anche all’aiuto di due maestri birrai provenienti dalla Germania. La prima guerra mondiale e le vicissitudini del tempo posero fine all’attività, un tempo così fiorente. Lungo il fiume, in basso, si possono vedere ancora oggi grotte medievali che un tempo erano utilizzate come deposito, contornanti le rovine di quello che era un tempo l’antico birrificio; su alcune cartine topografiche la località viene chiamata ancora oggi “Birreria”. Estate 2012. Il birrificio “rinasce” grazie a cinque soci, amici di vecchia data, che decidono di concretizzare l’idea di riportare alla luce l’antico birrificio: Guido e Gherardo Betti, due viticoltori di Quarrata, tra i migliori produttori di vino della zona pistoiese, si occupano della produzione di cereali; Emanuele Vivarelli e Gaddo Castelli sono due noti somelier ed, infine, Marco Pettini, da me intervistato, che si occupa del marketing. «Siamo convinti che sulla montagna bisogna fare cose che hanno a che fare con la montagna - spiega Marco Pettini - Ci occupiamo di prodotti che sono nostri; trasformiamo attività secondarie in attività primarie. Da un anno stiamo esportando in Malesia: è un mercato che ci sta dando soddisfazione ed orgoglio». «Abbiamo quattro tipi di birre - continua l’imprenditore - tra cui Lachiara, Lambrata, Lablanche e Ladark. Sono tutte birre artigianali, con doppia fermentazione, buon corpo ed un discreto tasso alcolico. Ma noi vorremmo creare birre “diverse”, nuove, per realizzare profumi e sapori aromatizzati».

Che differenza c’è tra una birra artigianale ed una birra industriale?

«La birra artigianale è viva, non viene pastorizzata, è una birra “cruda” e continua ad evolvere. La birra industriale è “ferma”, è pastorizzata, esce così dalla fabbrica per essere conservata nel tempo. Le birre sono infinite, come i vini; con le birre artigianali si colgono le differenze, le varie sfumature».

Che cosa ha spinto lei ed i suoi soci a dedicarsi a questa attività?

«La passione. La voglia di mettersi in gioco, gli altri colleghi sono molto giovani, tutti sulla trentina. La birra permette di sperimentare; le varie birre possono essere abbinate a tutti i tipi di pasti. Il mio sogno e quello dei miei soci è quello di poter rimettere in piedi l’antico birrificio sulla montagna». Lo stabilimento infatti ha attualmente sede a Prato, in via Iolo, al quale i soci si appoggiano per l’utilizzo di attrezzature, fornendo ricette e prodotti, nell’attesa di riportare alla luce il vecchio stabilimento in via Spedaletto.

Quali saranno le prossime mosse?

«Il Birrificio Magni ha partecipato a varie fiere in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. La prossima fiera sarà la Golositalia, a Brescia, nella prima metà di febbraio, con lo scopo di valorizzare turismo e prodotto tipico».

Alesssandra Tuci

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