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Pistoia

Quelle dimissioni in difesa «dei valori»

PISTOIA. Il gesto fu talmente eclatante che, per una decina di giorni, nel dicembre 2008 Massimo Morgia fu intervistato e cercato da tutti i media nazionali. Ma forse, proprio quell’episodio, ha...

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PISTOIA. Il gesto fu talmente eclatante che, per una decina di giorni, nel dicembre 2008 Massimo Morgia fu intervistato e cercato da tutti i media nazionali. Ma forse, proprio quell’episodio, ha segnato la sua carriera da allenatore. In quel periodo era l’allenatore dello Juve Stabia, formazione di Prima Divisione Lega Pro, e dopo una sconfitta casalinga con il Lanciano i tifosi insultarono ed aggredirono due giocatori gialloblu, per la precisione il portiere Brunner e il difensore Radi. La violenza non si limitò all’esterno dello stadio, visto che poi i tifosi inseguirono i due calciatori in autostrada seminando il panico.

Morgia, una volta informato, rassegnò immediatamente le dimissioni in segno di solidarietà nei confronti dei suoi ragazzi. «La speranza era che quel gesto – dice il tecnico della Pistoiese – servisse per tranquillizzare tutto l’ambiente, ma da parte mia non c’erano senz’altro più le condizioni per poter andare avanti con il mio lavoro». La decisione presa da Morgia fece il giro di tv e giornali tanto che una domenica, subito dopo quanto successo, il tecnico romano fu invitato da Simona Ventura a “Quelli che il…calcio” su Rai Due. «Avevo deciso di lasciare quel calcio – prosegue Morgia – perché nauseato da violenza e stress. In quei giorni fioccarono interviste, La7 fece un’inchiesta e fui chiamato proprio dalla Rai per parlare della violenza degli stadi italiani. Così tante luci su di me non le avevo mai avute e, onestamente, pensavo di fare la cosa giusta difendendo i miei valori. Ma, dopo dieci giorni tutto tornò come prima».(s.m.)

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