E’ un Natale molto duro I ricchi non «esibiscano»
Il vescovo Mansueto Bianchi detta nei suoi auguri un pentalogo per queste festività «E’ un momento difficile, con meno cose, ma non facciamoci rubare la gioia»
PISTOIA. Un Natale duro, soprattutto per nostra città. Lo ricorda nel suo messaggio di augurio mons. Mansueto Bianchi preparato per il giornale “La Vita”. «Un Natale come quello che stiamo per vivere, davvero non si presta a far letteratura o cartolina: è un Natale duro per tanta gente, anche e soprattutto nella nostra Diocesi e nella città.
« E’ un Natale che ci costringe a ridirci i “numeri primi” del nostro essere Chiesa e del nostro fare società. Temo che la cosa peggiore sarebbe lasciarsi rubare la gioia del Natale, il profumo di Betlemme. Perché è il profumo del nostro essere persone, delle speranze forti, degli impegni duri che cerchiamo di portare avanti, delle cose importanti a cui cerchiamo e vogliamo rimanere fedeli. Come Chiesa dobbiamo pregare con tutta la nostra fede ed impegnarci con tutte le nostre risorse perché il profumo di Betlemme, la gioia del Natale rimanga dentro le persone, nelle famiglie, nella nostra città. Diciamone alcuni di questi “numeri primi”, di questi punti fermi perché il Natale non sia spento nella tristezza e nella preoccupazione.
«Primo: non perdere la fiducia nel Signore, non respingerlo dalla nostra vita, non sommergerlo nell’imprecazione, magari perché vinti dall’amarezza e dallo sgomento: avremmo perduto la sorgente di ogni speranza, il fondamento di ogni forza e di ogni resistenza. Secondo: se ci saranno meno “cose” nel nostro Natale, non sciupiamolo per questo, non gettiamolo via. Regaliamoci qualcosa di più prezioso, regaliamo noi stessi: più tempo, più cuore, più affetto, più perdono, più coraggio e speranza che nasce dallo stare vicini. E questo a cominciare dalla famiglia, dalle amicizie, dalla comunità cristiana, dalla città. Terzo: nessuno di noi è tanto povero da non poter regalare qualcosa agli altri. Regaliamo un po’ di tempo, un po’ di attenzione, di affetto, a chi non ne ha. Magari anche un piccolo oggetto, una cosa semplice che valga per ciò che significa, non per quello che costa. Il profumo del Natale è soprattutto nella gioia del donare, come ci ha detto Gesù “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
«Quarto: chi soffre meno per la crisi economica, che ferisce, anche umanamente tante persone e famiglie, è ugualmente chiamato a vivere un Natale austero, non esibito, non spaccone: per rispetto alla difficoltà degli altri e per il dovere, religioso e civile, di far diventare una risorsa per l’altro ciò che non è necessario per te.
« Quinto: impariamo la grande lezione che è incisa con stilo di ferro sulla nostra pelle: occorre generare una economia più umana, più asservita ai diritti fondamentali delle persone, delle famiglie, dei popoli. Se non esigiamo da chi ci governa e dalle istituzioni anche sovranazionali, una umanizzazione dei meccanismo economici, credo che di Natale come questo ne vivremo tanti ancora e forse assai peggiori, con costi umani e sociali difficili da prevedere ma comunque impossibili da contenere quando giungeranno a deflagrazione. Una economia a servizio non della ricchezza ma della persona, fa bene all’economia, alla ricchezza ed alla persona. Forse si potrebbe continuare ancora nell’indicare i “numeri primi” del Natale, il profumo di Betlemme; ciascuno potrà farlo con maggiore saggezza e concretezza di quanto è riuscito a me. Con tutto il cuore, alla mia Chiesa, alla mia città di Pistoia, ad ogni persona che sente il peso della preoccupazione, l’augurio di un Natale che rafforzi la tenacia e la speranza». FirmatoMansueto Bianchi, vescovo di Pistoia
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