Il Tirreno

Pistoia

E alle nostre frugiate manca il marchio

E alle nostre frugiate manca il marchio

Le altre zone montane della Toscana hanno la dop o l’igp, escluso il prodotto del Pistoiese

2 MINUTI DI LETTURA





MONTAGNA. Se il problema di perdita d’identità e tradizione castanicola riguarda un po’ tutta Italia, si fa certo più forte sulla montagna pistoiese dove la raccolta di prodotto fresco e trasformazione in farina è praticata da decine di piccoli produttori in maniera meno “imprenditoriale” rispetto ad altre realtà nazionali. Se in Toscana esistono ben 5 marchi d’origine (castagna del Monte Amiata Igp, Farina di Castagne della Lunigiana Dop, Farina di neccio della Garfagnana Dop, Marrone del Mugello Igp, Marrone del Caprese Michelangelo Dop) sulla montagna pistoiese non si è mai provveduto a conferire una riconoscibilità territoriale al prodotto.

«Ad oggi – ci spiega Ugo Bugelli, castanicoltore di Piteglio – non esistono marchi territoriali o consorzi di produttori riconosciuti. Solo in passato si fece strada l’idea di istituire un marchio Montagna pistoiese ma il progetto si arenò. Un gruppo di castanicoltori dell’area di Piteglio di cui faccio pare si è autoconferito un disciplinare di produzione della farina che quest’anno tuttavia sarà di qualità un pochino inferiore perché la carenza di castagne carpinesi e pastinesi, ci costringerà ad aumentare la percentuale di silvane, meno dolci ma pur sempre migliori di tante varietà italiane o tantomeno provenienti dall’estero ».

L’assenza di una realtà “organizzata” è un fattore di debolezza, non solo sul fronte della valorizzazione del prodotto (in Italia vi sono molte esperienze di produttori che associandosi su un progetto comune sono riusciti a riportare a produzione molti castagneti e, tramite un marchio proprio, ad introdurre con successo sul mercato prodotti anche innovativi con buona ricaduta turistica sul territorio) ma anche difensivo per garantire maggiore coesione nella lotta al cinipide. Occorre infine non dimenticare l’aspetto importante di presidio che la buona manutenzione dei castagneti garantisce contro i dissesti idrogeologici del suolo.

«La difesa dei castagni attraverso la lotta biologica - spiega il presidente di Coldiretti Pistoia, Vincenzo Tropiano – è al momento la priorità. Coldiretti ha messo a punto, in collaborazione con l’Università di Torino e le istituzioni, un programma di distribuzione dei kit di antagonisti che i produttori possono prenotare al costo di 250 euro e i cui lanci avverranno in modo georeferenziato così da garantire la copertura più omogenea possibile del territorio. Una volta recuperato la produzione, l’introduzione del marchio territoriale potrebbe essere un elemento importante per far uscire il prodotto dall’anonimato ».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino