Il Tirreno

Pistoia

Il vescovo: riaprite il Monte dei Pegni

di Corrado Benzio
Il vescovo: riaprite il Monte dei Pegni

Mons. Bianchi usa toni molto forti contro la Cassa: «Colpisce la dose di insensibilità dimostrata verso i più piccoli»

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PISTOIA. Un vescovo che si ispirà al Vangelo non poteva che sprimersi così.

«Nella vicenda del Monte dei Pegni, chiuso a Pistoia e trasferito a Firenze, colpisce la dose di insensibilità dimostrata verso i più piccoli».

Così il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, sulla decisione presa dal gruppo bancario – si tratta del colosso Banca Intesa – di cui fa parte la Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia in base alla quale il servizio prestato a Pistoia dal Monte viene chiuso e trasferito a Firenze.

«In via di Bure Vecchia – sottolinea monsignor Bianchi, riferendosi alla sede pistoiese dell’antico servizio – alcune persone momentaneamente in difficoltà potevano ancora trovare uno strumento umile e quotidiano con una piccola speranza di essere aiutati a respirare. Chiudere il Monte perché l’azienda ci rimette non farà certo una piega con le ragioni di una astratta efficienza aziendalistica, ma fa certo a pugni con l’efficacia sostanziale e con l’obbligo di non creare ulteriori motivi di disagio per una fascia di popolazione già colpita dalla crisi».

Da qui l’appello del vescovo Mansueto («Mi rifiuto di pensare che la dirigenza dell’azienda non possa trovare soluzioni tecniche per mantenere aperto questo piccolo servizio: ripensare a decisioni prese non porterebbe a brutte figure ma rafforzerebbe la credibilità di un gruppo bancario davvero attento alle ragioni delle persone e delle comunità»). Un appello, quello di mons. Bianchi, unito alla disponibilità verso “ulteriori passi per favorire la soluzione”.

Appena appresa la notizia, nei giorni scorsi era stato anche il direttore della Caritas diocesana, Marcello Suppressa, a prendere posizione critica sulla chiusura del Monte pistoiese. Anche in questo caso era stato chiesto un ripensamento (“Viene meno un antico servizio, utile soprattutto per le persone nelle fasce di maggiore disagio costrette a impegnare i propri beni, spesso ricordi di una vita, per avere in cambio piccole somme di denaro”).

Anche Caritas si chiedeva se era proprio questo “nel pieno di una brutta crisi economica, il momento per chiudere il Monte, essendo fin troppo facile immaginare le difficoltà derivanti dalla chiusura».

Ma la Caritas è una cosa, il vescovo – parliamo di peso politico e morale – è ben altra. Soprattutto se i toni sono così forti. Tant’è che nonostante il Tirreno abbia sollecitato la Cassa di risparmio a rispondere, non è arrivato nessun accenno di replica. Certo le convinzioni d molti pezzi della Cassa nascono da antiche dottrine anti-clericali, ma forse le accuse lanciate da monsignor Bianchi meritavano una presa d’atto. Sempre che non prevalga l’imbarazzo dopo la brutta figura fatta. Comunque. Intervento del vescovo o meno.

Poche settimane fa era stato il vescovo di Prato ad intervenire sul caso del Monte dei Pegni della città laniera. Ora c’è l’intervento di Bianchi. Che ha atteso, forse sperando che alla Cassa di risparmio fosse sufficiente l’appello lanciato dalla Caritas.

In questo momento, secondo i dati forniti dalla stessa Caripit, i clienti del Monte di Pietà erano circa mille. Un numero che a loro dire non giustifica l’apertura di uno sportello in città.

E’ noto che il credito su pegni è uno strumento importante per chi ha un momento di difficoltà. Ovvero chi va al Compro oro sa che quei gioielli non li rivedrà più. Chi si rivolge al Monte dei Pegni ha perlomeno la speranza di poter riscattare i gioielli datini in pegno.

Perchè negli ultimi anni, ormai, al Monte si portano solo oro e gioielli. Passati i tempi alla Totò dei materassi e dei cappotti. E’ talmente selettivo il Monte dei Pegni che prende e valuto solo i Rolex, mentre delle altre marche – anche più prestigiose della marca con la corona – ritira solo gli orologi in oro, valutandoli solo a peso (del metallo giallo).

Uno strumento, alla fine, che permetteva anche a commercianti in difficoltà di evitare l’usuraio (magari mandando un prestanome, onde evitare di finire nella lista nera degli istituti di credito).

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