«No allo smantellamento di AnsaldoBreda»
La Uilm boccia l’idea dei partner stranieri: «Serve un piano industriale con governo e Ferrovie»
PISTOIA. «Dobbiamo opporci allo smantellamento del patrimonio delle competenze tecnologiche del ferroviario italiano, a partire dalla ventilata ipotesi dello spacchettamento delle attività manifatturiere di AnsaldoBreda».
Così il coordinamento nazionale Uilm all’indomani dell’ufficializzazione da parte di Finemeccanica della ricerca di nuovi partner per le aziende del gruppo ritenute non strategiche. Per AnsaldoBreda sarebbero in corso, ha detto l’amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Pansa «una trattativa aperta con importanti gruppi manifatturieri esteri».
La riunione del coordinamento nazionale si è riunita ieri a seguito dell’incontro di due giorni fa tra le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm e i vertici di Finmeccanica. «Le informazioni apprese dal gruppo industriale pubblico confermano la scelta di alienazione dei settori energia e ferroviario del nostro Paese. Per Ansaldo Energia è pronta la contrattualizzazione per la cessione ad un gruppo coreano, evitabile solo con un intervento decisivo da parte del governo. Per quanto riguarda il settore di STS -comparto di punta del segnalamento e sistemi ferroviari -, è in corso una trattativa per la cessione agli americani. In questa operazione rientra, come completamento dell’acquisizione in itinere, la necessità di una specifica acquisizione di una parte delle produzioni di AnsaldoBreda a cui ci opponiamo».
Uilm, forte dell’appoggio del segretario nazionale Rocco Palombella, ribadisce l’esigenza di «opporsi allo smantellamento». «Non è percorribile alcuna scelta, né con la Banca depositi e prestiti né con i gruppi stranieri concernente l’ipotesi di divisione di AnsaldoBreda. Il punto di partenza di ogni eventuale decisione dovrà incentrarsi sul mantenimento dei 4 siti esistenti all’interno di un piano industriale che veda protagonisti governo, Ferrovie e sindacati».
Secondo la Uilm «non è ammissibile la decisione di fare a meno di un settore strategico per il sistema dei trasporti nazionali proprio nel momento in cui dagli indicatori emergono segnali di ripresa del mercato. Per attuare il piano di recupero e rilancio del settore è indispensabile il coinvolgimento, da parte del governo, delle Ferrovie, che da troppi anni, attraverso scelte di acquisto di prodotti forniti da player stranieri hanno favorito la crisi del settore. A questo punto rimane indispensabile una pronta convocazione da parte dell’esecutivo che ponga definitivamente le basi per la salvaguardia del settore composto, tra diretti e indiretti, da circa 15mila dipendenti. Nelle more di una pronta convocazione attesa nei prossimi giorni, saranno avviate le azioni di mobilitazione sui territori. Il ruolo delle istituzioni regionali, provinciali e comunali, diventa assolutamente indispensabile per salvaguardare l’integrità e l’occupazione di tutto il gruppo».
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