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Pistoia tutta piange «Teo» capitano della promozione
Matteo Bertolazzi si è spento domenica notte a Parma, aveva solo 34 anni Da due combatteva contro la leucemia. Il dolore di Toppo e dei compagni
PISTOIA. È stato un risveglio doloroso, quello di ieri mattina, per la Pistoia dei canestri e per tutto il basket italiano sconvolto dalla notizia diffusa nelle prime ore della mattinata della prematura scomparsa di Matteo Bertolazzi. Una notizia tragica che ha toccato il cuore a spicchi di Pistoia che ha avuto in “Teo”, uno dei punti di riferimento per il ritorno a grandi livelli del basket in città e che l’ha sostenuto a distanza in questi mesi difficilissimi nella partita più difficile, quella contro la leucemia che da un anno l’aveva allontanato dai campi di gioco dove si è sempre fatto apprezzare per la sua grinta, per le sue doti di regista ragionatore e chirurgico con le sue triple all’occorrenza e per la sua sportività.
Matteo sul campo è sempre stato un guerriero: ha accettato le sfide più dure e spesso le ha vinte. Pistoia lo sa bene perché dopo quella cavalcata bellissima conclusasi il 31 maggio, nella festa di Osimo con la promozione in Legadue della Power Dry da capitano, dimostrò di poter reggere la categoria l’anno dopo da esordiente nei professionisti a 28 anni.
Il legame tra quel ragazzo sorridente, reso ancor più gentile da quell’accento morbido della sua Parma dove è morto la scorsa notte, e Pistoia era iniziato ben prima; in anni dove la pallacanestro non era lustrini e paillettes come ora ma quando il Pistoia Basket stava cercando di rialzare la testa. B1, giugno 2004, Matteo Bertolazzi arriva a Pistoia dopo il buon ciclo di Forlì alla corte del compianto Giovanni Papini a cui subentra di lì a poco Massimo Friso. Il tecnico veneto lo conosce bene ed insieme, riescono a rimettere in moto l’entusiasmo della città conquistando per due volte la semifinale playoff della B d’eccellenza. Non sono soli: con loro ci sono tanti bravi giocatori e ci sono naturalmente Zaccariello e Toppo, con cui Matteo forma un trio cementato di amicizia e voglia di vincere.
Sono loro alla base del progetto dell’estate 2006, quando la società decide che bisogna provare il grande salto: arrivano grandi campioni della categoria come gli oriundi Masieri, Chiaramello e Gizzi e arriva un ragazzo di belle speranze di cui si sentirà spesso parlare dopo, Andrea Cinciarini. L’avventura non sarà facile: Friso, che ha disegnato la corazzata, non riesce a farla partire davvero e toccherà a Maurizio Lasi dare gas al motore fino alla meravigliosa notte di Osimo e alla Legadue. 146 partite in maglia biancorossa, 1.416 punti in quattro anni talmente intensi di emozioni che il legame rimane stretto anche quando Matteo prende un’altra strada e va a Vigevano per un’altra sfida che puntualmente vince.
Così quando nel febbraio 2010 Teo arriva in via Fermi da avversario in Legadue con la società lombarda, l’accoglienza è quella delle grandi occasioni. Dalla curva, all’ingresso in campo delle squadre, emerge una gigantografia con il bacio dato da Bertolazzi alla Titolo Nazionale Dilettanti che Pistoia vinse l’anno della promozione. La Baraonda la regala all’ex capitano. Intanto il leader biancorosso è diventato il suo grande amico Fiorello Toppo che completa la scalata iniziata proprio con Teo: è l’apoteosi del giugno scorso, il ritorno di Pistoia in A1, un successo tutto dedicato a quel tifoso speciale che la Tesi Group sa di avere accanto.
Dal settembre scorso infatti Bertolazzi lotta con la leucemia, una lotta a testa alta, supportato dai suoi tifosi che da tutti i campi d’Italia non gli fanno mancare il suo sostegno. Tra questi c’è Pistoia con gli striscioni della curva e quella maglietta “Matteo, uno di noi” con cui la squadra di Moretti scende in campo per tutti i playoff su iniziativa di Toppo. Bertolazzi, tramite i social network, fa il tifo per i biancorossi e lo scorso 7 giugno (dopo l’uscita dall’ospedale per il trapianto di midollo che sembrava aver dato speranza) ci concede un’intervista in cui dice che “i tempi sono maturi per un altro passo avanti”. Poi mesi di attesa e di silenzio fino alla terribile notizia di ieri. Matteo era nato a Parma l’11 gennaio 1979. Il mondo del basket si è stretto intorno al babbo (papà Gianni (storico presidente della Lavezzini Parma in A1 femminile), mamma Cristina anche lei cestista come la sorella Giulia.
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