Il Tirreno

Pistoia

In arresto per il furto di una bici elettrica

di Tiziana Gori
In arresto per il furto di una bici elettrica

Colto in flagranza dagli agenti delle volanti un 35enne in via Monfalcone. Da inizio anno quasi 300 le denunce in questura

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PISTOIA. Una denuncia e un arresto nell’arco di due giorni: la polizia ha fermato sabato un quarantenne pistoiese e domenica un 35enne, Alessandro Pinna, (con precedenti anche per furto di biciclette) visto rubare una bici elettrica in via Monfalcone. Denunciato il primo, in arresto il secondo, colto in flagranza di reato. Anche nel primo caso gli agenti delle volanti, guidati dal sostituto commissario Francesco Carella e coordinati dall’ispettore capo Giuseppe Antonicelli, hanno trovato nello zaino del quarantenne (un senza fissa dimora, che da diversi anni si sposta tra Pistoia e Montecatini), le tenaglie usate presumibilmente per recidere la catena della bici, ma l’arresto non è stato possibile perché non si è riusciti a risalire al proprietario. L’uomo è stato visto prendere contromano via Trinci (strada a senso unico vicino a piazza del Carmine) e darsi velocemente alla fuga appena ha scorto la pantera della volante. Gli agenti l’hanno bloccato dopo pochi istanti, ma nel frattempo il presunto ladro aveva gettato la catena sotto un’auto in sosta.

Ad assistere al furto della bici elettrica (che viene venduta ad un prezzo medio di 700 euro) un residente di via Monfalcone. Domenica pomeriggio ha scorto Pinna guardarsi furtivamente in giro e recidere con delle tenaglie il lucchetto. Ha chiamato subito il 113. La volante che era in zona ha rintracciato Pinna poco distante dal luogo del furto. Dovrà rispondere dell’accusa di furto aggravato. Ieri mattina si è svolta in tribunale l’udienza di convalida dell’arresto, richiesta dal sostituto procuratore Fabio di Vizio.

Si rubano bici ai pendolari e agli studenti alla stazione, agli studenti davanti alle scuole (il preside del Pacini, Carlo Rai, ha presentato un esposto in questura per la recrudescenza di un fenomeno che fino a un anno fa era marginale, su pressione di genitori esasperati). Si rubano bici, soprattutto quelle con il cestino davanti, ai residenti del centro, che per i loro spostamenti vorrebbero privilegiare un mezzo di locomozione più comodo, ecologico e sicuro.

I controlli di polizia e carabinieri si sono intensificati negli ultimi mesi, e la zona di piazza Dante Alighieri è quella più controllata. Diverse bici sono state trovate nei sottopassaggi della stazione, nascoste alcune ore in attesa di essere vendute ai committenti che poi le immettono sul mercato nero. A giugno erano state denunciate cinque persone per furto e arrestati due italiani colti in flagranza di reato, tra i quali un diciannovenne, Jonathan Cavallo, ritenuto a capo della banda. Pochi giorni dopo, il capannone delle ex trafilerie Martinelli, era stato perquisito dalla polizia. I sospetti si sono dimostrati fondati. Era in effetti la centrale di riciclaggio delle biciclette rubate. Se l’acquisto di una city bike può variare dalle 200 alle 500 euro, all’intermediario che poi le rivendeva ai cinesi residenti a Prato, venivano cedute per una cifra compresa tra i 50 e i 100 euro.

Che il furto di biciclette stia assumendo i contorni di un vero e proprio fenomeno sociale lo confermano i dati: dall’inizio dell’anno sono state 283 le denunce presentate in questura. Il ricavo è pressoché immediato, vengono rivendute a metà prezzo dopo poche ore, e la destinazione finale più frequente, come detto, è la comunità cinese di Prato.

Ma comprare una bici rubata è un rischio, e ce lo ricorda il Codice penale, che punisce pesantemente i ricettatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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