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Pistoia

«Il Comune non aiuta le aziende verdi»

«Il Comune non aiuta le aziende verdi»

Scoppia la polemica, la Coldiretti accusa: bloccate la aziende di vasetteria che vogliono allargare a produzione

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PISTOIA. Coldiretti bussa alle porte di Comune e Provincia. Del primo soprattutto, perché è l’amministrazione Bertinelli che può, secondo il direttore dell’associazione dei coltivatori, Vincenzo Tropiano, mettere in pratica quanto «già previsto dal piano urbanistico».

E consentire ai vivai certificati Mps e Iso-14001 di estendere la superficie destinata a vasetteria dal 30 al 65%. «Come - spiega Mario Carlesi, presidente di Coldiretti - già è permesso con la Emas-III».

Sono 27 le aziende che hanno adottato il sistema Mps. Operano su 1300 ettari di terreno: un quarto della superficie vivaistica del distretto pistoiese. «È - spiega Tropiano - una certificazione meno costosa ma che responsabilizza di più il vivaista». Ormai da diversi anni non è più consentito fare vasetteria su terreni dove le perizie indicano un rischio idrogeologico P3 ed P4. I nuovi vivai devono attenersi a norme rigorose in fatto di impermeabilizzazione dei terreni, ma quando si parla di vasetteria il sospetto è sempre alto e la polemica dietro l’angolo, perché i cambiamenti climatici e le alluvioni degli ultimi anni hanno reso i pistoiesi giustamente sensibili al tema.

Coldiretti rassicura sulla sicurezza garantita dai vivai che hanno acquisito le nuove certificazioni. Sabato mattina si è tenuto un incontro a Pistoia. Erano presenti l’assessore all’agricoltura della Provincia, Mauro Mari, e Theo de Groot, general manager della Fondazione Mps. Per conto del Comune di Pistoia ha partecipato la dottoressa Barbara Ferroni, funzionaria responsabile dell’Ufficio sviluppo economico. «Con Mps e Iso-14001 - spiega Mario Carlesi - non si può destinare alla produzione in vaso più del 30% del terreno. Con Emas-III invece si può arrivare al 65%». Mps, Iso ed Emas sono sigle che identificano sistemi per certificare la condotta eco-sostenibile delle aziende, anche vivaistiche. Riduzione del consumo di acqua, energia, fitofarmaci e fertilizzanti sono obiettivi comuni ai tre sistemi, che hanno anche altre affinità. «Sul regolamento urbanistico - afferma Carlesi - è scritto “Emas ed equipollenti”, e noi chiediamo che i tre sistemi siano equiparati, permettendo anche alle aziende Iso e Mps di poter destinare fino al 65% della superficie alla produzione in vaso. Abbiamo presentato alla dottoressa Ferroni un protocollo d’intesa, che ci ha assicurato il Comune esaminerà con attenzione».

Ventuno dei vivai in possesso dell’Mps hanno ottenuto la certificazione grazie al Piano integrato di filiera “Italian green Agri net-Eco pot”. Un progetto che prevede la sperimentazione sul campo di un nuovo vaso ecologico (Eco-pot), ideato dal direttore dei vivai Sandro Bruschi, Renzo Spagnesi, che eliminerebbe il problema dello smaltimento dei vasi di plastica usati attualmente. Il vaso si dissolve quando la pianta viene interrata nella sede definitiva, ma è molto resistente fuori dal terreno, e contiene la pianta in fase di crescita. «Il progeto - dice Tropiano - prevede 3,5 milioni di euro di investimenti globali. Con questi presupposti, la limitazione produttiva di piante in vaso per le aziende certificate Mps non è comprensibile ed è deleteria».

Tiziana Gori

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