Il Tirreno

Pistoia

I funghi scarseggiano, ma sarà invasione

di Elisa Valentini
I funghi scarseggiano, ma sarà invasione

Nessuna limitazione dalla Regione: la battaglia portata avanti dai Comuni contro la raccolta selvaggia non è bastata

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MARCELLO. Con l’avvicinarsi dell’autunno cresce l’attesa per quei doni del sottobosco tanto gustosi quanto preziosi per la gente di montagna (e non solo): i funghi. Se è ancora prematuro azzardare previsioni sulla nascita, è invece certo che da un anno a questa parte l’aspetto normativo sulla raccolta ha generato alcuna novità. Dopo la miriade di riunioni ed assemblee pubbliche tenute lo scorso autunno, quando i boschi della montagna furono presi d’assalto da migliaia di cercatori, l‘argomento sembra essersi arenato. L’ultimo incontro pubblico-istituzionale tenuto a giugno a San Marcello, in presenza dell’ assessore regionale all’agricoltura Salvadori e provinciale all’ambiente Fragai, dette l’impressione che fra gli stessi montanini non vi fosse coesione sugli obiettivi. Eppure l’impegno di esperti ed amministratori non era mancato. Sul tema lavorò anche il gruppo di giovani Terza generazione di Cutigliano che, col supporto dell’assessore Lorenzo Pieracci, del consigliere di minoranza Graziano Nesti e dei micologi Daniele e Massimo Antonini, prendendo a base la mozione predisposta dal Pd, redasse una proposta di modifica della legge regionale, poi approvata in consiglio comunale. Punti chiave erano lo stop di almeno due giorni alla raccolta, l’innalzamento delle tariffe, l’autorizzazione giornaliera per gestire il numero e gli introiti dei permessi, la formazione di guardie ambientali volontarie. «La Regione ci ha fatto capire che per adesso non c’è possibilità di cambiare la normativa – spiega l’assessore Pieracci – l’unico margine, già previsto dalla legge, sarebbe di introdurre un permesso giornaliero per gli extraregionali, istituito dai singoli comuni e che potrebbe essere gestito attraverso gli esercizi commerciali. Ciò però non risolve la questione principale legata all’affluenza dalla piana toscana». «Altra ipotesi in corso di valutazione – riprende il consigliere Graziano Nesti – è che i comuni montani avanzino alla Provincia la richiesta di istituire il fermo biologico di 2-3 giorni la settimana, così da uniformarsi a quanto già attuato nel versante emiliano». In caso di nascita cospicua nel prossimo autunno, tuttavia, la montagna rischia di rivivere l’assalto ai boschi dello scorso anno. Quanto al futuro, la Provincia non esclude una collaborazione. «Il percorso finora seguito dai comuni si è indirizzato direttamente alla Regione, coinvolgendo la Provincia solo in modo marginale– ci dice l’assessore provinciale Rino Fragai – sarà difficile prendere provvedimenti a poche settimane dalla nascita e in ogni caso non sarebbe produttivo mettere a punto una disciplina d’emergenza quando, con l’arrivo di centinaia di cercatori, le tensioni si moltiplicano. I funghi sono un patrimonio naturale da cui nessuno può essere escluso. Sono però disposto a sedermi ad un tavolo, come avvenuto di recente coi mirtilli, per trovare soluzioni idonee a garantire una maggiore regolamentazione e tutela, magari con qualche opportunità in più per i residenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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