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Pistoia

Festa a Fognano, l’Arci boccia il circolo

Festa a Fognano, l’Arci boccia il circolo

Il presidente Tasselli prende le distanze dalle volgarità. Ma attacca il Comune: «Niente lezioni da chi sta con Berlusconi»

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FOGNANO. Il presidente provinciale Arci prende le distanze dalla festa di Fognano, e il Centro antidiscriminazione sottolinea l’importanza di promuovere «un’immagine reale e non stereotipata, oltreché non volgare, di ogni persona».

Fognano ha accolto (al momento in cui scriviamo non sappiamo con quali esiti) la prima serata della festa della gnocca e la famigerata gara dei rutti, e intorno al clamore nato dall’iniziativa del circolo Arci si sentono in dovere di prendere posizione, dopo il Comune, anche il presidente provinciale dell’associazione, Federico Tasselli, e il Centro antidiscriminazione della Provincia.

«L'Arci di Pistoia - afferma Tasselli - è da sempre associazione impegnata nel rispetto delle pari opportunità e per l'affermazione della questione di genere. Prende nettamente le distanze dall'iniziativa del Circolo di Fognano in quanto lesiva della dignità femminile, a maggior ragione in un tragico periodo in cui i femminicidi aumentano al pari di un'aberrante ed ignorante “machismo” diffuso, cui vorrebbe porre rimedio con progetti ed eventi che quotidianamente organizziamo nei nostri 120 circoli in tutta la provincia».

Il circolo di Fognano, ricorda Tasselli, è sempre stato attivo, soprattutto con la “Compagnia del Sorriso” che lo anima, nella solidarietà verso i più indifesi, «e per questo lo rispettiamo. Ricordiamo inoltre che nel 2012 il titolo della festa è stato cambiato da “Birra” a “Gnocca” in goliardica risposta verso il Comune che rifiutò la prima ipotesi. Non possiamo comunque patrocinare un evento che nel sensazionalismo del titolo e nella gara di rutti ha i propri cavalli di battaglia.

Al sindaco di centrodestra Scatragli consigliamo, tra un boccone e l'altro di “gnocca di pasta di pane” (piatto di cui non conoscevamo l'esistenza e che ci ha fatto conoscere), di prestare maggior attenzione ai patrocini che l'ente pubblico dà e poi toglie con tale leggerezza... piuttosto che alla coerenza “culturale” della nostra associazione. Non accettiamo lezioni da partiti che hanno come riferimento ideologico (e candidato premier) chi, come Berlusconi, in soli venti anni ha creato in Italia una sotto-cultura strisciante che considera la donna come oggetto sessuale da utilizzare e calpestare nella sua dignità.

A Sandro Nincheri, invece, vorremmo ricordare che un circolo Arci non è l'Arci, ma una libera associazione che aderisce alla nostra organizzazione e ne rispetta lo statuto. Il circolo può organizzare eventi culturali oppure soltanto ricreativi, e nessuno può imporgli di fare diversamente. Qualora il circolo vada fuori dai dettami statutari, l'Arci può ritirare l'adesione, ma il comitato provinciale deve sempre comportarsi come un buon padre di famiglia. Probabilmente - ironizza Tasselli - visto che l'iniziativa è alla seconda edizione e nessuno l'anno scorso ha detto niente a riguardo, nel comune di Montale la sensibilità è assai aumentata.

Ma alla fine della bagarre, con la notizia uscita in tutta la Toscana e ripetuta sui social network, il circolo ne ha guadagnato una pubblicità inaudita, mentre il nome dell'Arci è risuonato come fonte di ignorante oltraggio. Invito i lettori a riflettere su chi ci guadagna e chi ci rimette ingiustamente da questa brutta storia».

Dal canto suo il Centro antidiscriminazione informa di aver ricevuto varie segnalazioni riguardo alla festa, ma soprattutto ricorda che «l’Italia è un Paese dove la discriminazione e la violenza di genere rappresentano un problema reale. È di pochi giorni fa l’approvazione di un decreto contro il femminicidio: in quell’occasione la presidente della Camera Laura Boldrini ha sottolineato che per prevenire la violenza di genere è necessario intervenire sul piano culturale, iniziando dalle scuole e dai luoghi deputati alla diffusione della cultura e dell’educazione. Anche alla luce di questa considerazione non possiamo che rimarcare l’importanza di promuovere un’immagine reale e non stereotipata, oltreché non volgare, di ogni persona: luoghi comuni, linguaggio ed educazione sono i tre punti da cui partire per superare gli stereotipi sessisti».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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