«Martedì andrò a Montecitorio perchè la salute è un diritto»
PISTOIA. Del metodo Stamina, Roberta ha sentito parlare per la prima volta alla fine del 2012. E’ stato come vedere una luce in un tunnel buio, cominciato nel 2003, quando da neo mamma ha scoperto...
PISTOIA. Del metodo Stamina, Roberta ha sentito parlare per la prima volta alla fine del 2012. E’ stato come vedere una luce in un tunnel buio, cominciato nel 2003, quando da neo mamma ha scoperto che la sua bambina, di appena 6 mesi, era affetta da una rara malattia degenerativa. Adesso la piccola ha 10 anni, è immobile su una sedia a rotelle e ha sempre più problemi a deglutire. Quella di Roberta è soprattutto una lotta contro il tempo, perché, lei ne è convinta, il trattamento Stamina rappresenta la loro «unica possibilità». Una volta venuta a conoscenza del protocollo ideato dal professor Vannoni, che è entrato nell’occhio del ciclone mediatico col caso della piccola Sofia, la mamma di Giulia si è messa subito al lavoro. Prima ha contattato il presidente di Stamina Foundation, poi ha iniziato il percorso legale, che si è interrotto pochi giorni fa con il nuovo no dei giudici.
«Non c’è mai stata una medicina per mia figlia» spiega la donna. Le infusioni di staminali, per lei, rappresentano una speranza di miglioramento, che nel caso di Giulia significa alleviare un po’ i dolori provocati dalla patologia, oppure tornare a impugnare una tazza con le dita. Anche dopo la sentenza del tribunale, che gli ha negato l’autorizzazione per accedere al trattamento, la lotta della mamma pistoiese continua.
«Io non mi fermo qui – dice – Ho parlato con il babbo di Gioele (un altro bimbo affetto da una malattia neurodegenerativa sottoposto al ciclo di infusioni di Vannoni, ndr) e mi ha detto che martedì prossimo saranno davanti a Montecitorio per chiedere ancora una volta che venga riconosciuto a tutti il diritto alla salute e alle cure. Voglio esserci anche io». (b.f.)
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