Il presidio
Senza stipendio da mesi lavoratori della Giusti
In partenza ingiunzioni di pagamento, mentre il sindacato Cgil lancia un appello alle istituzioni per «arginare gli aspetti disastrosi» della crisi aziendale
PISTOIA. Stanno partendo in queste ore numerose ingiunzioni di pagamento firmate da dipendenti della “Giusti per l’edilizia” e della “Giusti Costruzioni”. Lo annuncia una nota del sindacato Fillea Cgil. I lavoratori lamentano che da mesi non percepiscono le retribuzioni dovute. In tutto sono circa 35 i dipendenti delle due società che hanno conti in arretrato da recuperare.
L’invio delle ingiunzioni – spiega il sindacato Fillea – arriva dopo una serie di tentativi di intavolare un confronto con l’azienda madre, la Giusti per l’edilizia, da tempo alle prese con una grave crisi finanziaria e oggetto di una istanza di fallimento. Ma di fronte a queste richieste «persiste – scrive il sindacato – l’atteggiamento di chiusura della Giusti nei confronti dei propri dipendenti». Di qui la scelta di procedere con le ingiunzioni.
La mossa dei lavoratori, almeno di una loro parte, rappresenta un ulteriore tassello nel puzzle della crisi della Giusti per l’edilizia, una delle più importanti realtà imprenditoriali dell’edilizia nella provincia.
L’azienda (che nel 2009 arrivò a fatturare 43 milioni di euro) ha in mano le sorti della più grande operazione urbanistica del dopoguerra a Pistoia, vale a dire il recupero dell’area ex Breda. Qui la Giusti ha quasi completato la realizzazione del nuovo albergo della catena Hilton e ha appena cominciato a costruire il maxi parcheggio multipiano che costituirà il primo tassello del lotto finale del recupero dell’ex Breda (il resto del progetto prevede uffici e abitazioni). Cantieri che da prima dell’estate sono stati fermati perché la Giusti aveva sempre maggiori difficoltà a pagare i fornitori (e difatti è uno di essi ad aver presentato istanza di fallimento). Problemi finanziari, legati alla grave crisi che ha colpito il settore dell’edilizia e in particolare proprio un’azienda come la Giusti, che ha numerosi cantieri aperti in tutta la Toscana.
L’azienda ha un’esposizione con le banche di 90 milioni di euro e sta trattando per ottenere una ristrutturazione del debito e risorse fresche che le consentano di riaprire i cantieri fermi. L’11 settembre esporrà alle banche un nuovo piano industriale che dovrebbe garantire l’uscita dalla crisi. Intanto è già stato realizzato lo “sdoppiamento” dell’azienda, con la capogruppo Giusti per l’edilizia alla quale sono rimasti in carico le commesse ferme e il grosso dei debiti, e la Giusti costruzioni che invece si sta occupando di 9 cantieri senza problemi.
L’esposizione è per larga parte con istituti di credito locali. Già questi numeri fanno capire da soli la rilevanza della crisi della Giusti non solo per le persone direttamente coinvolte ma per tutto il sistema economico pistoiese. Proprio per questo la Fillea Cgil, oltre ad annunciare la partenza delle ingiunzioni di pagamento, nella sua nota fa appello alle istituzioni cittadine e rivendica con forza un ruolo del sindacato nella gestione della vicenda.
«Forte la nostra preoccuapazione – si legge – sulle sorti degli occupati, dell'indotto e del presidio produttivo che questa azienda rappresenta per il territorio pistoiese. E imprescindibile, nella fase in cui versa il settore delle costruzioni, una attenta gestione delle crisi industriali che preveda il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati... Riteniamo che possano esistere le condizioni per affrontare la situazione di crisi dell'azienda, utili a garantire i livelli occupazionali, il presidio produttivo e a non lasciare sulle spalle di una comunità le sorti dei lavoratori e delle loro famiglie. Queste condizioni vanno costruite, è necessaria una specifica volonta che guardi all'interesse collettivo, un atteggiamento di responsabilità. Pensiamo, visto l'impatto sociale che questa vicenda ha sul nostro territorio, sia auspicabile un intervento delle istituzioni locali quanto meno nel tentativo di arginare gli aspetti disastrosi di una incosciente gestione della crisi aziendale».
Fabio Calamati
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