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«Psichiatria, c’è un protocollo»
L’Intersindacale chiede che venga applicato il documento voluto dai medici
PISTOIA. Non ci sta, l’Intersindacale medica, a passare per quella che «vuole tornare ai manicomi».
«Ad un mese dall'inaugurazione del nuovo ospedale - afferma Maria Benvenuti per conto dell’Intersindacale - si è scoperto che il reparto di psichiatria (Spdc) è inadeguato e non sfruttabile appieno per l'impossibilità di chiudere all'occorrenza le porte. Situazione assurda e destinata a durare in teoria qualche mese ma, verosimilmente, a tempo indefinito se come sembra l'Spdc è su una delle vie di fuga dell'ospedale S. Jacopo».
Chi parla di “visione custodialistica e di controllo sociale” è, afferma il sindacato dei medici, «in malafede o non ha letto bene il testo. Peraltro - aggiunge - da una verifica alle strutture di Arezzo e Firenze nessuno, al contrario di quanto dichiara l’Azienda, adotta il modello porte sempre aperte. I colleghi di Pistoia hanno messo a punto un protocollo di procedura provvisoria per la gestione della porta d’ingresso e d’uscita dall’Spdc. È questa - accusa l’Intersindacale - che nomina l’Asl3, sottacendo che il direttore del dipartimento di Salute mentale si è sempre rifiutato di firmare. E quindi, almeno in teoria, non è attuabile».
«Se il protocollo è valido - continua il sindacato - rafforza le nostre posizioni. In un modello porte aperte dev’essere prevista la presenza attiva di tutto il personale. Impiegarlo per tenere aperto un servizio a bassa affluenza, seppur ideologicamente plausibile, è nei fatti non efficace da un punto di vista dei costi. Il protocollo prevede infatti la possibilità di chiudere le porte nel caso che “uno o più pazienti abbiano un aggravamento e che corrano un rischio significativo di suicidio, atti violenti ed aggressivi”. Sarebbe richiamato all’ospedale l'infermiere in servizio al Csm, con la chiusura di quest'ultimo. Durante i festivi ed i pre-festivi il medico di guardia al Csm presterebbe il suo servizio in esclusiva al Spdc. Infine, nel caso in cui i provvedimenti presi non fossero ritenuti sufficienti il paziente dovrebbe essere trasferito a Pescia. Se però a Pistoia la situazione tornerebbe più sostenibile, con il ritorno alla condizione di lavoro precedente, «per i colleghi della Val di Nievole le condizioni di lavoro diverrebbero critiche. Come a Pistoia, il servizio il sabato e la domenica si regge su un medico che fa avanti e indietro tra territorio e ospedale e su due soli infermieri di turno. A Pescia “non è mai successo niente” si dice, escludendo però dal computo gli infortuni del personale e la miriade di dimissioni intempestive».
Le problematiche di questa organizzazione, conclude l’Intersindacale, vanno affrontate in maniera omogenea. Ma perché «tali problemi logistici non sono stati evidenziati in sede di progetto e corso d’opera?. Rimarrà senza responsabili lo spreco di tempo e denaro, oltre ai disagi creati da questa situazione? Gli ospedali di Massa, Prato e Lucca sono la copia fedele di quello di Pistoia. Gli operatori di Pescia devono preoccuparsi di vedere ulteriormente allargato il proprio bacino di utenza?».
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