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I «matti» in psichiatria non sono mai violenti
Anche Galileo Guidi, ex parlamentare, interviene sulla vicenda delle “porte aperte” nel reparto di igiene mentale del San Jacopo
PISTOIA. Non credevano neppure noi del Tirreno che il primo intervento sul caso delle «porte aperte» a psichiatria suscitasse un tale dibattito.
Credevano che certi toni basagliani fossero caduti nella «viltà» della prassi quotidiana. Come pensavamo che la mallattia mentale fosse argomento ai margini. Così’ non è.
«Il tema del confronto è particolarmente importante e mi spinge a partecipare con alcune considerazioni. Infatti negli ultimi anni delle mia vita lavorativa – scrive Galileo Guidi, medico ed ex sindaco di Pescia e parlamentare – mi sono occupato a livello regionale e nazionale di temi riguardanti l'organizzazione dei servizi di salute mentale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità più volte si è dedicata al problema della salute mentale e in una dichiarazione del 2010 (l' Oms non la psichiatria cosiddetta democratica) ha affermato che per una buona riuscita del percorso terapeutico riabilitativo “il punto fondamentale è la rimozione delle barriere formali ed informali e la trasformazione dei rapporti di forza tra individui, comunità e servizi”. In questa logica mi chiedo perché le porte del servizio di diagnosi e cura devono essere tenute sempre chiuse, quando questo non avviene per gli altri reparti ospedalieri? I dati dimostrano con evidenza che solo una piccolissima parte dei ricoveri sono trattamenti sanitari obbligatori; nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di ricoveri volontari, non esiste motivo per cui le porte debbano stare sempre chiuse e non solo quando se ne presenta la reale e giustificata necessità. Nel giugno del 2013 Claudio Mecacci, presidente della società italiana di psichiatria, ha pubblicato un interessante articolo con il titolo “Violenza sociale e pregiudizi”. Riferisce di uno studio compiuto in Italia tra tutte le persone che hanno compiuto atti violenti e omicidi. Da questo risulta che solo il 5% è stato dichiarato affetto da patologia mentale. Il restante 95% è stato dichiarato capace di intendere e di volere. A conclusione del suo lavoro Mecacci afferma: «attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi mentali porta ancora di più a stigmatizzare queste patologie e le persone che realmente ne soffrono e che si stanno curando. Aumentare la vergogna porta invece all'allontanamento di tutti questi soggetti che potrebbero trarne beneficio». Lavorare con le persone affette da patologie psichiatriche è difficile e richiede l'impegno massimo di tutti i professionisti che debbono utilizzare il metodo della interdisciplinarità, oggi più di qualche anno fa le agenzie internazionali e nazionali raccomandano che le diverse professionalità presenti nei servizi (medici, psicologi, infermieri, educatori, oss.) lavorino insieme in modo che le risorse disponibili vengano utilizzate al meglio. Questo è importante ma non sufficiente; infatti le risposte ai bisogni delle persone con disturbi mentali non si esauriscono nei servizi sanitari, in queste patologie è la comunità intera che deve esprimere il massimo impegno. Vorrei ricordare come nelle Linee di Indirizzo Nazionali per la Salute Mentale approvate dal governo Prodi il 21/2/2008 con la piena condivisione di tutte la Regioni si proponeva che ogni azienda sanitaria si dotasse di un Piano di Azione Locale per la Salute Mentale elaborato con il metodo della concertazione con le istituzioni presenti sul territorio: province (fin quando ci saranno), comuni, associazioni dei familiari e degli utenti, organizzazioni del mondo del lavoro e sindacali, volontariato e organizzazioni culturali e ricreative. Il Piano Locale, partendo dalle indicazioni internazionali nazionali e regionali, dovrebbe valorizzare le specificità locali indicando le priorità e le modalità per realizzarle. Perchè a Pistoia non si riprende questa idea? Conoscendo le potenzialità dei soggetti coinvolti, ritengo che ci possano essere le condizioni migliori per provare a realizzarla».
Firmato appunto da Galileo Guidi,già coordinatore della commissione regionale governo clinico in salute mentale e membro della commissione nazionale interregionale per la salute mentale.
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