Il Tirreno

Pistoia

Bad company e nuovo partner Mesi cruciali per la Breda

di Fabio Calamati
Bad company e nuovo partner Mesi cruciali per la Breda

A settembre il governo dovrà pronunciarsi sulla divisione in due del gruppo e sulle possibili alleanze internazionali. Le richieste di partiti e sindacati

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PISTOIA. Sarà un autunno caldo per AnsaldoBreda. Due-tre mesi durante i quali dovrebbero finalmente arrivare le risposte sui futuri assetti proprietari del gruppo ferroviario pistoiese-napoletano.

Finmeccanica la sua proposta l’ha messa sul piatto il primo agosto scorso: dividere in due AnsaldoBreda, tenendo da una parte le attività su cui puntare (alta velocità e trasporto metropolitano) e dall’altra quelle in difficoltà (tram, revamping, trasporto regionale, ma anche le commesse in difficoltà, come i V250 per Olanda e Belgio): questo secondo “pezzo” andrebbe a costituire una vera e propria “bad company”, cioè una società destinata alla liquidazione, che nasce soprattutto per liberare l’”altra” AnsaldoBreda dalle zavorre finanziarie che continuano a condizionarne il bilancio.

Ieri il quotidiano specializzato Il Sole 24 Ore ha rilanciato l’ipotesi, già avanzata il 1° agosto dall’amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Pansa. A settembre dirà la sua il governo, sia sull’operazione “bad company” sia sulle possibili intese internazionali.

Già, perché l’AnsaldoBreda ridimensionata e ripulita dalle commesse bloccate costituisce indubbiamente un’interessante obiettivo per i grandi gruppi internazionali del settore. Del concreto interesse dei giapponesi di Hitachi si sa da tempo, come anche dell’attenzione da parte dell’americana General Electric e degli spagnoli di Caf. Nel novembre scorso, però, il sottosegretario alle attività produttive De Vincenti fu chiaro nell’esprimersi a favore della ricerca di una “partnership” che non si traducesse nella cessione di AnsaldoBreda. I sindacati e la direzione provinciale del Pd hanno ripetutamente chiesto chiarezza su questi punti. Al Sole l’ha ribadito il segretario Uilm Giovanni Contento, auspicando per settembre l’avvio di un confronto con il governo. Fiom e Fim hanno ribadito la loro contrarietà allo spezzettamento del gruppo.

Insomma, i prossimi mesi dovrebbero essere decisivi per il futuro della più grande azienda manifatturiera pistoiese (quasi 900 dipendenti, più le aziende dell’indotto), da anni imprigionata in una crisi industriale e di efficienza che gli ultimi due anni (con l’arrivo di Maurizio Manfellotto al timone) hanno saputo invertire solo in parte. In effetti anche il bilancio 2012 si era chiuso con 181 milioni di perdite (ripianate da Finmeccanica), ma AnsaldoBreda continua a produrre in rosso e il primo semestre 2013 ha chiuso con una perdita di 68 milioni.

Circa il piano di razionalizzazione, le voci più pesanti riguardano il futuro dello stabilimento di Palermo, che pare destinato alla “bad company”. Pistoia è la sede dell’alta velocità, quindi uno dei settori da valorizzare; ma è anche vero che fanno capo a via Ciliegiole alcune delle commesse incagliate, prima tra tutte quella dei treni V250.

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