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Quasi 1.500 imprese chiuse nei primi sei mesi del 2013
Pistoia peggiore provincia della Toscana Il tessile, il mobile, le costruzioni e il commercio sono i settori più falcidiati
PISTOIA. La Camera di commercio ha sfornato nei giorni scorsi l’ultima istantanea del tessuto imprenditoriale della provincia (riferita ai primi sei mesi del 2013) e il nero profondo continua ad essere il colore dominante. Di più: Pistoia – intesa come provincia – continua a restare congelata in fondo alla classifica delle province toscane, con un tasso di crescita delle imprese negativo e ben al di sotto della media regionale, che nel primo semestre 2013 ha chiuso in perfetto equilibrio tra chiusure e nuove aperture.
Al 30 giugno, risultavano attive alla Camera di commercio 28.755 imprese, vale a dire 255 in meno rispetto al 31 dicembre 2012. Un risultato ottenuto dalla somma algebrica delle 1.231 nuove iscrizioni e delle 1.486 cessazioni: quasi 1.500 aziende, cioè, che nei primi sei mesi dell’anno sono state costrette a chiudere i battenti. Una emorragia irrefrenabile, di oltre 8 aziende al giorno.
Ma in quali settori le cose vanno peggio? L’anagrafe camerale risponde a suon di numeri. Quelli peggiori continuano ad essere monopolio dell’edilizia: 381 aziende chiuse, un saldo semestrale di -203 e un tasso di crescita negativo del 3,4% per un settore considerato tra i più importanti di qualunque economia.
Ma il manifatturiero non va molto meglio: il saldo tra aperture e chiusure è di -95, con un tasso di crescita del -2%. Brutte notizie soprattutto dalle aziende tessili (38 chiusure) e da quelle del distretto del mobile di Quarrata (-18 il conteggio delle aziende). Quel che è peggio, non c’è nessun settore, tra quelli importanti, che non chiuda in rosso il semestre. I venti della deindustrializzazione continuano a spirare forte.
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