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«A Pescia non è mai successo niente»
Porte aperte a psichiatria, parlano le associazioni dei familiari: «Polemiche pretestuose, pensiamo al bene dei pazienti»
PISTOIA. «Il concetto della pericolosità è ormai confutato da dati nazionali e internazionali: le persone con problemi psichici non sono più pericolose degli altri cittadini, anzi, spesso subiscono ingiustizie senza reagire. Hanno diritto ad essere curati e ad essere sostenuti in un percorso di guarigione che li porti a poter vivere una vita dignitosa». Kira Pellegrini, vicepresidente del Coordinamento toscano delle Associazioni per la salute mentale interviene in merito alla questione delle porte aperte nel reparto di psichiatria nel nuovo ospedale. Lo fa in nome e per conto di “Oltre l’orizzonte”, “Solidarietà e rinnovamento”, “Bella mente”, “La giostra”, “Albatros e Rosa Spina”, associazioni della salute mentale della provincia di Pistoia.
Ai rischi paventati sia per i pazienti che per il personale sanitario dall’Intersindacale medica nel caso di porte sempre aperte e alla richiesta di porte che possano essere chiuse in situazioni d’emergenza, replica Pellegrini: «La polemica sulle porte aperte del nuovo ospedale psichiatrico è pretestuosa perché tutti gli operatori sanno che è già stato concordato che entro ottobre le porte verranno modificate in modo da permettere al medico responsabile del reparto di poterle chiudere momentaneamente all'occorrenza. Nel frattempo i casi complicati verranno accolti nel reparto dell'ospedale di Pescia, come è già avvenuto a Ferragosto. A Pescia in sei anni di porte aperte non è mai successo niente! Temiamo, però - aggiunge Pellegrini - che l'articolo apparso giovedì su questo giornale sia frutto della volontà dei firmatari di tenere le porte sempre chiuse per tutelare non la sicurezza dei pazienti ma per continuare a non prendersi le proprie responsabilità nella cura delle persone».
Le associazioni dei familiari ricordano che i dati evidenziano una non pericolosità dei pazienti psichici. «Hanno diritto a un percorso che li porti a vivere una vita dignitosa. Questo è previsto dalle nostre leggi nazionali e regionali, e i risultati sono incoraggianti laddove gli operatori non accettano la cronicità e partono dal rispetto della persona, fanno un monitoraggio attento dei farmaci, si informano sulle buone pratiche e si formano continuamente sulle modalità per potenziare le abilità psicosociali».
È necessario però, aggiunge Kira Pellegrini, che gli operatori della psichiatria non siano lasciati soli. Anche gli altri attori sociali devono fare la propria parte: le direzioni delle Asl devono spendere oculatamente tutto quanto previsto per la salute mentale (quella pistoiese non l'ha mai fatto dalla chiusura delle Ville Sbertoli nel 1999); i Comuni devono dedicare maggiore attenzione all'integrazione sociale e la provincia deve facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro, fatto che a Pistoia aveva subìto una battuta d'arresto ma che ora sta riprendendo.
Non sarebbe più gratificante per questi medici - afferma Pellegrini - contribuire a migliorare il percorso verso la salute piuttosto che assumere il ruolo di garanti della custodia delle persone che dovrebbero avere in cura?».
Le associazioni dei familiari lanciano un appello a dottori e sindacati: «Non c'è più bisogno di porte chiuse ma di cervelli e di cuori aperti e saremo tutti consapevolmente più liberi e con maggiori garanzie di cure se un problema di salute mentale dovesse capitare a noi o a qualcuno della nostra famiglia!».
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