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Un metodo controverso come «Di Bella»
PISTOIA. Il metodo Stamina, su cui la Procura di Torino sta attualmente indagando (i capi d’accusa ipotizzati per il professore sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e...
PISTOIA. Il metodo Stamina, su cui la Procura di Torino sta attualmente indagando (i capi d’accusa ipotizzati per il professore sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e somministrazione di farmaci pericolosi) è entrato nell’occhio del ciclone mediatico con il caso di Sofia, la bambina di Firenze affetta da leucodistrofia, che negli scorsi mesi è diventata il simbolo della battaglia per il libero accesso alle infusioni di Vannoni e Andolina.
Il metodo Stamina è un (controverso) trattamento terapeutico a base di cellule staminali inventato da Davide Vannoni, laureato in lettere e filosofia, professore associato di psicologia generale al corso di laurea in filosofia dell'Università di Udine.
Il metodo, al 2013, è privo di riscontri scientifici che ne attestino l'efficacia. Il professor Umberto Veronesi, tra gli altri, sostiene che il caso «ripercorre il canovaccio delle vicende Bonifacio e Di Bella», ma le famiglie che hanno avuto accesso al protocollo dichiarano miglioramenti nei loro cari.
IIl metodo proposto dalla Stamina Foundation Onlus prevede la conversione di cellule staminali mesenchimali (cellule solitamente destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi) in neuroni, dopo una breve esposizione ad acido retinoico diluito in etanolo. La terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro (incubazione delle cellule staminali per 2 ore in una soluzione 18 micromolare di acido retinoico), e infine la loro infusione nei pazienti stessi.
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