Il presidio
«Vanno chiuse le porte di psichiatria»
Al San Jacopo come a Pescia, ma il sindacato denuncia: «Impossibile prevenire tutti i rischi, e il personale è poco»
PISTOIA. «Non dotare un reparto di psichiatria della possibilità di poter chiudere le porte di accesso dall'interno implica rinunciare alla possibilità di impedire ad uno psicotico acuto, ad un agitato, ad un confuso, ad un ubriaco di uscirsene indisturbato per poi, magari, finire sotto le ruote di un camion sulla vicina tangenziale: non crediamo che i parenti di questo (non troppo) ipotetico assistito sarebbero molto felici di vedersi rimandare il congiunto a casa in una bara proprio da parte di coloro ai quali l'avevano affidato fiduciosamente».
È contraria, l’Intersindacale medica, al progetto che l’Asl 3 ha voluto ripetere, sulla base di quanto avviene all’ospedale di Pescia dal 2005, nel reparto di psichiatria del nuovo ospedale. Si chiama “Porte aperte” e vuole caratterizzare la gestione del degente nel più totale rispetto della persona. Un atteggiamento «degno di nota e di plauso nella forma, molto meno condivisibile nella sostanza quando venga a coincidere con quella velleitaria volontà della psichiatria cosidetta democratica di valide cure psicofarmacologiche, e del necessario contenimento della instabilità mentale e del danno (per sé e per gli altri) che possa derivarne».
In pratica, sottolinea l’Intersindacale, «si arriva a pensare che un reparto con porte chiudibili si configuri come una prigione gestita non da medici ma da aguzzini che tutto hanno a cuore meno la salvaguardia della persona. Ma la legge obbliga gli psichiatri a una posizione di garanzia che impone loro sia la cura che la custodia, e la pratica quotidiana mette a confronto con situazioni cliniche caratterizzate da urgenze gravi».
Fa un esempio Marica Benvenuti: «Alcuni mesi fa mi hanno chiamata a Pescia per una consulenza a psichiatria. La porta è aperta, si suona per prassi e si può entrare. Fatti due passi mi sono imbattuta in due infermiere e un Oss dietro la porta, con un paziente in un letto posizionato proprio dietro la porta. A bloccare l’uscita. E gli stavano facendo una flebo».
Il nuovo reparto del San Jacopo è dotato di tre aperture su altrettanti percorsi pubblici. «Le porte sono apribili tramite maniglioni antipanico, con possibilità di accesso all’esterno (al Ceppo le porte erano dotate di dispositivo di chiusura elettrica gestita dal personale). Il reparto ha 9 posti letto e si trova di fatto «in condizioni di mancata sicurezza. Ci sono solo due infermieri che, all’occorrenza, potrebbero avere l’aiuto di un terzo proveniente dalla sede distaccata del Centro di salute mentale». Una situazione «non compatibile con la legge e non sostenibile in senso medico-legale».
Tiziana Gori
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