Il Tirreno

Pistoia

Bonifica, rischio stangata in montagna

di Elisa Valentini
Bonifica, rischio stangata in montagna

Con la riforma dei Consorzi i residenti dei piccoli Comuni dell’Appennino rischiano di vedersi triplicare la tassa

4 MINUTI DI LETTURA





ABETONE. Fra qualche mese abitare in montagna potrebbe costare di più.

Questa è solo una delle conseguenze negative che potrebbero derivare dalla riforma dei consorzi di bonifica approvata nel 2012 dalla Regione e che sabato 30 novembre porterà per la prima volta tutti i cittadini della Toscana a votare nello stesso giorno per scegliere i propri rappresentanti all’interno di tali enti.

La legge, oltre ad allontanare dal territorio montano la sede decisionale in materia di bonifica sui relativi corsi d’acqua, potrebbe portare ad una moltiplicazione del tributo versato dagli abitanti.

Un quadro su cui Uncem Toscana ha già espresso grande preoccupazione.

La riforma. «La vecchia legge regionale del ‘94 – spiega il presidente di Uncem, Oreste Giurlani – prevedeva che la bonifica potesse essere gestita tramite le Comunità montane od unioni dei comuni, ove presenti. Per i comuni di Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello era l’Unione Media valle del Serchio a gestire la bonifica».

Con la recente riforma, tutto ciò che concerne la bonifica è posto in capo ai consorzi, raggruppati in 6 grandi ambiti comprendenti anche i territori già gestiti dalle Unioni o comunità montane. Primo effetto dell’accorpamento è la riduzione degli enti deputati alla bonifica che dai 26 attuali (su 41 comprensori) passano così a 6 in tutto il territorio regionale. Il comprensorio di bonifica Media Valle del Serchio, in cui rientra la nostra montagna, verrà dunque inglobato nel Consorzio n.1 Toscana Nord assieme alle intere province di Lucca e Massa-Carrara ed alla piana di Bientina nel pisano, per un’estensione di 330mila ettari totali.

La battaglia di Uncem. Si parla di un ambito molto ampio in cui la montagna pistoiese, visto anche il basso numero di abitanti, rischia di non avere peso.

«Uncem ha reso note sin da subito le proprie perplessità su questa riforma, fra l’altro in contrapposizione con l’intenzione espressa dal presidente del consiglio Letta di abolire i consorzi di bonifica – spiega Giurlani – per la montagna si prospettano diversi rischi, in primis una ulteriore marginalizzazione e perdita di rappresentanza. I cittadini della aree montane non sono abituati a votare per il consorzio di bonifica, visto che finora la gestione era esercitata tramite le Unioni e quindi, di fatto, tramite i loro sindaci. Occorrerà attivare una adeguata opera di sensibilizzazione per portare il più alto numero possibile di cittadini montani alle urne.

Intanto Uncem ha vinto la sua prima battaglia nel convincere la Regione a prevedere almeno un seggio per Comune, anche piccolo, cosa che non era scontata”.

I rischi per la montagna. Il 30 novembre sarà dunque un appuntamento importante affinché le aree montane possano far sentire la loro, seppur lieve, voce nel nuovo maxi-consorzio. Ma vi sono altri aspetti oscuri. «Quando la bonifica era affidata alle Unioni o comunità montane – prosegue Giurlani- era gestita di concerto con le deleghe dell’agricoltura e della forestazione cui è strettamente collegata. La riforma allontana le sedi decisionali in materia di bonifica dal territorio col rischio che anche gli stessi sindaci debbano digitare un numero verde per parlare col consorzio. I consorzi sono enti che esistono da decenni, nati per bonificare e mantenere aree di pianura come il padule di Fucecchio, cosa però ben diversa dalla gestione dei corsi d’acqua montani».

Triplicheranno i tributi. L’argomento è insomma spinoso eppure, per adesso, poco dibattuto in montagna. La situazione, però , cambierà in fretta se si avvereranno le previsioni sulle bollette. «I tributi per la bonifica – prosegue Giurlani – sono calcolati in base ai corsi d’acqua inseriti nel reticolo idrico che la riforma ha ampliato. I cittadini montani rischiano dunque di pagare un tributo fino a 3 volte superiore a quello attuale, cosa che reputo inammissibile. Chi abita in montagna svolge un’opera di presidio del territorio, importante anche e soprattutto per chi sta a valle. Mia nonna diceva sempre: «se la montagna viene verso di te, o sei Maometto oppure inizia a scappare perché una frana ti investirà».

Uncem, ovvero l’unione dei Comuni montani si batterà dunque perché sia previsto un meccanismo «di compensazione al fine di non aggravare la pressione fiscale a carico delle popolazioni montane».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera