Italia
Castagne già dimezzate in Montagna
Avanza senza sosta il cinipide. Enti latitanti, i castanicoltori si pagheranno la lotta al parassita della pianta
ABETONE. «Ancora qualche anno di questo passo e i nostri castagneti saranno distrutti». Ad un mese esatto dalla fine dell’estate, i castanicoltori della montagna pistoiese sollevano un nuovo Sos Cinipide, l’insetto parassita che da una decina d’anni infesta i castagneti della Penisola inibendone la fruttificazione. Così, anche per il prossimo autunno, il raccolto di castagne sul nostro Appennino si prospetta in ulteriore calo. «Una situazione drammatica – esordisce Serafino Ceccarelli, castanicoltore di Pian degli Ontani – in Val Sestaione si prevede un ulteriore calo del 50% di una produzione che già lo scorso anno si era ridotta dell’80%. Se a cose normali in Val Sestaione si producevano 40-45 quintali di farina di castagne, lo scorso anno ne abbiamo ricavati a malapena 14 quintali, il tutto mantenendo un caniccio (l’edificio dove si essiccano le castagne prima di macinarle, ndr) chiuso.
Dal mio castagneto ho ricavato 2 quintali di castagne contro i 15 del passato. Quest’autunno per essiccare quei pochi frutti che raccoglieremo basterà una sola canicciaia”. L’invasione del Cinipide galligeno è divenuta una vera piaga per la montagna pistoiese dove l’economia del castagno, chiamato anche “albero del pane”, si è protratta fino al secondo dopoguerra. Tuttora la castanicoltura è praticata da decine di privati ad integrazione del proprio reddito principale. L’espansione del Cinipide è partita dalle quote più basse, nelle zone di Marliana, Cireglio e Sambuca dove furono compiuti i primi lanci di antagonisti. L’insetto si è poi espanso a quote più alte, colpendo in modo violento le zone di Pescia, Piteglio-Popiglio, San Marcello e la Val di Lima. Quest’anno la mattia è salita ancora, intaccando anche le ultime zone sane della Val Sestaione. “Si mette davvero male – conferma Pietro Frullani, proprietario di un castagneto di 2 ettari in Val Sestaione – già nel 2012 il raccolto fu magro. Quest’anno il cinipide è ovunque, quasi tutte le piante del mio terreno hanno le foglie sciupate dalla malattia”.
“La situazione è critica – riprende Ugo Bugelli, castanicoltore a Popiglio - l’attacco del cinipide è più forte. Lo scorso anno la produzione di castagne nella zona di Piteglio, considerata da sempre la culla del castagno dove ogni casa aveva il suo metato, si è ridotta dell’80-90% rispetto al 2011. L’effetto del cinipide fu aggravato dalla grande siccità dell’estate scorsa: anziché 5 canicci di castagne, ne riempimmo a malapena mezzo. Al momento - prosegue Bugelli – mi sento di sperare solo nella natura stessa. Quest’anno ho notato che qualche sporadico castagno, nelle zone colpite da qualche anno, sta leggermente meglio, forse per una sorta di auto-difesa sviluppata verso l’infestante. Inoltre si è notato che le piante rinvigoriscono un pochino se sottoposte a potatura che, come dicevano i nostri vecchi, è il miglior fertilizzante.
Penso dunque che ci vorrebbe anche una maggior cura da parte dell’uomo verso i tanti castagneti abbandonati”. L’unica soluzione certa per adesso individuata è però la lotta biologica. «Questa situazione è il risultato dell’inerzia delle amministrazioni – prosegue Ceccarelli – nella zona di Cutigliano non hanno mai provveduto al lancio di antagonisti . Per questo in Val Sestaione abbiamo deciso di agire come privati, acquistando gli appositi kit (che costano circa 400 euro l’uno), a tutela di un prodotto di nicchia che è ancora fonte di reddito per molte famiglie della montagna».
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