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Fra i fondatori c’era anche il nipote di un Nobel
CUTIGLIANO. Era l’anno 1974 quando un gruppo di cutiglianesi, col supporto di alcuni affezionati villeggianti, si ritrovarono nello studio del compaesano geometra Gino Bruno Pirandello (nipote del...
CUTIGLIANO. Era l’anno 1974 quando un gruppo di cutiglianesi, col supporto di alcuni affezionati villeggianti, si ritrovarono nello studio del compaesano geometra Gino Bruno Pirandello (nipote del grande Luigi Piradello) con lo scopo di inventare una nuova manifestazione che arricchisse il programma già forbito di eventi che si svolgevano durante la stagione estiva e che tuttavia terminava col 15 agosto.
«Nacque allora la Sagra di mezz’estate – spiega Franco Bernardini, uno degli storici promotori - chiamata così proprio per ricordare che, salvo eventi meteorologici contrari, l’estate non era ancora finita». Per prima cosa si pensò ad una location idonea ad ospitare la sagra, già concepita come esposizione di prodotti dell’artigianato locale.
«Per fortuna il Comune – racconta Bernardini- alcuni anni prima, aveva deciso di sacrificare il vecchio campo sportivo, piccolo e inadeguato per le esigenze sempre crescenti, trasformandolo in un moderno parcheggio dotato anche di 18 box-garage sul lato a monte. Le adesioni degli espositori, contattati dall’allora impiegato comunale Maurizio Monticelli, furono subito numerose ed i locali dei garage furono allestiti in modo eccellente e riempiti di prodotti locali”. Già alla 1° edizione, pur molto improvvisata, la sagra fu un successone, gradita ai villeggianti storici e ai paesani nonché richiamo per nuovi visitatori e curiosi dai paesi vicini, conferendo nuova vivacità alla seconda metà di agosto. Così anche adesso, dopo 40 anni. Da allora la sagra è divenuta un appuntamento fisso, mai messo in dubbio. Il successo era assicurato, oltre che dagli espositori, dal programma collaterale allestito dagli organizzatori, con animazione e spettacoli per grandi e piccini e serate danzanti a chiusura di ogni giornata. Fino agli anni ’90 si correva ad esempio il palio delle 5 contrade – La Loggia, La Forra, San Rocco, Canneto e Ripa dell’oste.
«Ricordo la prima edizione del palio, tenuta nel campo grande – racconta Bernardini – si usarono i cavalli del Melo, dei brocchi che di correre non ne volevano proprio sapere, tanto che uno trovò un passaggio nel circuito e se ne andò. Poi il palio fu spostato a Pra’ di Chiavello e infine l’usanza terminò per l’eccessiva burocrazia”. Unico timore, allora come adesso, sono i capricci del tempo. “Ricordo la serata di chiusura di una delle sagre – prosegue Bernardini – l’orchestra era già schierata sul palco, pronta per iniziare a suonare, quando si scatenò un violento temporale. Il rimedio fu trasferire la festa nell’allora teatro del Rondò Priscilla dove, seppur stretti come acciughe, la serata si concluse con gran soddisfazione di tutti».
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