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L’ira di Empoli sul bilancio Publiservizi
Polemica con Pistoia: «Questo era un atto dovuto per qualsiasi amministrazione responsabile»
PISTOIA. C’è bisogno di stare insieme, di non arrivare al municipalismo esasperato. E il bilancio doveva essere approvato. Questo in sostanza il messaggio inviato da Empoli a Pistoia che non ha approvato il bilancio 2012 di Publiservizi. E il Comune ritiene di fare alcune precisazioni. «Publiservizi è una holding pura, che detiene le partecipazioni azionarie dei 36 comuni soci - spiega il Comune - da tempo si è infatti scelto di eliminare tutte le gestioni dirette che prima la stessa svolgeva. Publiservizi ha un patrimonio netto di 64,5 milioni di euro, ossia è un valore attivo per le nostre comunità e negli ultimi 3 anni ha distribuito oltre 3,7 milioni di euro di dividendo ai comuni soci».
«La stessa società è in linea con tutte le previsioni normative che negli anni si sono stratificate - precisa il Comune - anche sul tema delle partecipazioni detenute da enti locali, ed è uno strumento perfettamente legittimo, tant' è che altri territori della nostra regione stanno discutendo di costituire simili società per la detenzione e la gestione delle partecipazioni azionarie. Nessuna delle questioni sollevate dal Comune di Pistoia all'assemblea dello scorso 9 agosto era pregiudiziale all'approvazione del bilancio consuntivo, che è un atto gestionale obbligatorio da compiere entro il 30 giugno di ogni anno». «Quindi l'approvazione dello stesso era un atto dovuto per qualsiasi amministratore responsabile - va avanti - Tra l'altro un bilancio con un utile di oltre 1,3 milioni di euro. È stata invece accolta la richiesta di rinviare gli altri punti all'ordine del giorno per favorire una più approfondita discussione, sollecitata inutilmente da quest'area già a partire dallo scorso mese di maggio».
«Publiservizi è nata per permettere ai comuni di esercitare con più forza e consapevolezza la guida e il controllo delle società di gestione di servizi pubblici, essenziali per le nostre collettività - spiega ancora il Comune - Esigenza che permane soprattutto per quelle aziende che vedono nella loro compagine sociale anche la presenza di soci privati. Per questi motivi, riteniamo che sia proprio di una politica attenta e riformista ripensare e aggiornare tali strumenti, ma che tornare alla detenzione comunale delle partecipazioni pubbliche sarebbe una scelta sbagliata che risponde soltanto a quel municipalismo esasperato che rallenta l'ammodernamento della nostra regione. C'è sempre più bisogno di stare insieme e non di dividersi».
Infine, la proposta di alcune forze politiche, di ripensare a livello locale la gestione di servizi pubblici che hanno una rilevanza industriale, «determinerebbe soltanto un aggravio di costi per i nostri cittadini, per la perdita di quell'economie di scala».
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